Mitopoiesi di Renzo Arbore: La vita è tutto un quiz!

Renzo Arbore insieme a Nino Frassica ha dato vita tra il 1987 ed il 1988 ad una delle trasmissioni che più di altre ha influenzato la storia della televisione degli anni ’90: “Indietro tutta!

Arbore in realtà aveva intenzioni fortemente critiche e satiriche nei confronti della TV italiana del tempo. La nascita di Mediaset e la conseguente deriva grottesca della tevevisione, che sempre più si allontanava dal fornire servizi ai cittadini, ha portato arbore a tirar sù questo programma su Rai2, intercettando questa deriva grottesca, connotando il tutto con la satira. Credo che il suo obbiettivo, conoscendo anche il suo film “Il papocchio” (critica a Wojtyla ed al vaticano), fosse quello di far pensare al telespettatore allo stato larvale a cui si riduce, chiudendosi in una routine quotidiana e noiosa, in cui la televisione ed i sogni di successo nello spettacolo sono le uniche vie di fuga dalla famiglia.

testa non pensante

Ma la critica se grottesca raramente viene capita! Spesso si confonde la satira con il trash. Indietro tutta! è il programma che fa uscire la TV dagli anni ’80 e la fa entrare ufficialmente negli anni ’90, in cui il trash e l’assenza di contenuti diventa uno standard in molti programmi televisivi, fino ad oggi. Esemplificativo è “Non è la Rai” di Gianni Boncompagni.
Per rendere il tutto più verosimile Arbore aveva addirittura uno sponsor inventato di nome “Cacao meraviglião” che veniva pubblicizzato tramite una canzone scritta da lui stesso (è un musicista clarinettista), cantata dall’allora quattordicenne Paola Cortellesi e ballata da ragazze finte brasiliane; il tutto ancora una volta per poter farsi beffa delle tecniche pubblicitarie che inventavano l’esoticità di un caffè che magri veniva prodotto a Pizzo Calabro. In quel periodo in cui l’audience della trasmissione era alle stelle i telespettatori cercavano il “Cacao Meraviglião” negli scaffali dei supermercati, perché non capiva che la sua inesistenza doveva piuttosto far pensare che la commercializzazione selvaggia e la sponsorizzazione dei prodotti in TV era un modo per rendere i “telespettatoti-semplici” dei “telespettari-che-comprano-e-che-spendono”.

Arbore lanciava con le sue canzoni messaggi critici a raffica! L’esempio migliore per me sta nella canzone “Si, la vita è tutto un quiz”, in cui critica il fatto che la TV si riempie sempre più di quiz in cui si diventa magicamente ricchissimi (beate lire)! Lo telespettatore annoiato, che segue delle trasmissioni in cui “si fanno i milioni”, si immedesima facilmente in chi sfida la fortuna, condividendo con lui sia i sogni di gloria che le ricadute rovinose. Il mito del fare soldi con una cultura generale, la cultura da quiz appunto, del vincere denaro con facilità (dando una “svolta” come dicono a Roma) o anche il semplice pensare che il futuro lo si possa costruire solo con una botta di fortuna (e non una botta di genio) è una cosa che ha inventato Mike Bongiorno (importando dagli USA), ma che ci portiamo dietro e che tutt’oggi riempie i palinsesti dei nostri canali televisivi.

La TV è piena di numerosissimi quizzettoni che allietano le noiose serate casalinghe degli stanchi lavoratori italiani, trasformando così il monitor della TV in un “focolare domestico 2.0”. In questo libro fatto di immagini in movimento si possono leggere le epiche gesta di fortunatissimi conoscitori dei più disparati frammenti di scibile umano: Le epiche gesta dei “Concorrenti di quiz”, ormai una professione sicura e con tanto di sindacato. Ma a volte i fortunatissimi concorrenti si trasformano in degli Icaro, che volando troppo in alto decadono allo stato di comune mortale perdendo miseramente e portando a casa il semplice gioco da tavola con cui poter continuare a giocare al “piccolo concorrente” per tutta la vita, ma entro il contesto familiare tanto odiato.
In ogni caso il telespettatore gode di quanto vede, come fosse in un’arena in cui si battono dei gladiatori che compiono gesta eroiche. Questo spettacolo forse più delicato dei miti greci, in quanto non c’è n’è sangue n’è morte, c’è però tutta l’enfasi e lo strazio che il desiderio comporta. [a parte che musicalmente mi pare faccia il verso alle canzoni del fascio..specie quando il coro dice “Bisogna vincere e vinceremo” oltre che riprendendo il classico stile vocale radiofonico del regime…bho!]

Arbore ben consapevole di tutto ciò, volutamente ironizza sulla deriva della TV italiana (questione ancora attualissima) tramite una comicità grottesca, che oggi definiremmo trash in cui le antenate delle veline: “Le ragazze coccodè” mostrano i loro corpi ostentando una stupidità che magari non le riguarda realmente.

Questo è il mito della TV d’oggi: un luogo dei sogni, un posto magico come l’olimpo, in cui si consumano le sventure dei comuni mortali che tentano di assomigliare agli dei. Tutti vogliono diventare famosi anche senza per forza aver qualcosa di nuovo da dire, e la prostituzione intellettuale (quando non la prostituzione vera e propria) pare l’unica via per raggiungere questo traguardo, come se davvero una volta arrivati non ci fosse bisogno d’altro.

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