Guerra israelo-palestinese a Gaza e manifestazione a roma centocelle

Ancora una volta scrivo parlando di politica, dati i fatti sconcertanti che avvengono ultimamente. Lo scopo di questo blog non è assolutamente parlar di questo, ma in questo caso non posso non esprimere la mia opinione.

Oggi a Roma c’è stata un pacifico corteo nel quartiere di cento celle che è partito da piazza delle camelie per arrivare fin sulla prenestina, passando per via dei castani, piazza dei gerani, via delpino e via tor de schiavi.

Questo corteo ha visto la partecipazione di gente di tutte le età e classi sociali ed etniche, unite dalla volontà di difendere la loro “vita, terra e libertà“. Nel mini corteo erano presenti al fianco dei romani cittadini di lingua araba, che alternavano i loro timidi cori a quelli più vigorosi dei romani loro sostenitori. All’inizio del percorso si respirava un clima di paura per le reazioni che avrebbero potuto suscitare in persone poco propense a capire come la sopravvivenza della loro identità (ed incolumità) sia fortemente a rischio. ” Difendere il territorio non è reato“, diceva un megafono al quartiere di centocelle. Ricordo come questa gente probabilmente avrà qualche lutto da dimenticare nella propria patria e quindi come sia coinvolti in modo diretto alle problematiche di Gaza.

Smascherare le falsità della informazione italiana” uno degli slogan del mini corteo. Una delle tante notizie boicottate dalle TV italiane riguarderebbe l’utilizzo delle bombe al fosforo bianco o bombe a grappolo sulla popolazione di Gaza, che ha la densità abitativa tra le più alte del mondo. Tali bombe lanciate per lo più da elicotteri, prima di arrivare al suolo si frammentano a mò di lupara, ampliandone il raggio d’azione. Il fosforo risulta corrosivo per il corpo umano (causando agonie pesanti), mentre è del tutto innocuo per ogni materiale che non contiene acqua. L’utilizzo di tali bombe è vietato dall’ONU.

Come in ogni guerra, al di la delle ragioni che ognuno si accaparra più o meno ingiustamente, chi paga è sempre la fazione dei più deboli, e generalmente questi coincidono con i civili degli sconfitti. Sono ormai anni che il conflitto israelo-palestinese continua con i suoi alti e bassi. Dopo la morte di Arafat (nobel per la pace), di strategie condivise  se ne sono viste poche.

1 Qassam contro 1000 aerei

Israele accusa la Gaza di Hamas di svolgere azioni terroristiche e di non rispettare il diritto di esistere dello stato di Israele con il lancio dei suoi razzi quassam. E’  giusto però affermare che anche Gaza abbia il diritto di esistere come stato.

Ma per comprendere meglio i fatti odierni bisogna ricordare come Israele da tempo avanzi oltre la linea verde, stabilita dall’ONU nel 1967, che delimita dal il territorio di Gaza. Tale linea viene da tempo violata, espropriandone i terreni per cederli ad Israele. Paradossale quindi appare come  sul territorio di fatto palestinese venisse impedito l’accesso a carri dell’ONU (carichi di cibo e medicinali, non di armi) della striscia di Gaza. Ve lo immaginate il Messico che impedisce agli USA l’accesso di merce proveniente dal sud America? Solo Allah sa cosa potrebbe succedere ai messicani in tal caso.

E’ pur vero che la storia del popolo ebraico è forse la più travagliata di tutte le storie che l’uomo ricordi (o che io ricordi); e lo è da più di 2000 anni, quando furono cacciati dall’Egitto dei faraoni. L’aberrazione culturale dell’antisemitismo che ha coinvolto tutta l’Europa li ha perseguitati in un modo tragico che non va dimenticato. Va però notata una certa similitudine tra l’antisemitismo e l’islamfobia che oggi coinvolge ebrei e cristiani.

raid-israeliano-a-gazaSe bisogna essere contro le ingiustizie bisogna esserlo sempre e non solo una tantum. Non sarà forse che il senso di colpa dei cristiani occidentali nei confronti del popolo ebraico ci impedisca di opporci a quello che è quasi un tentativo di genocidio? Israele non starà quindi riversando la sua storica frustrazione su degli innocenti, perlopiù sul loro territorio? Se qualcuno venisse a cacciarci dall’Italia Bossi e Fini cosa ne direbbero? Perciò la convivenza e l’accettazione reciproca è l’unica via di fuga, se non si vuole pensare all’esodo dei palestinesi come una soluzione.

E’ quindi probabile che il nemico islamico comune ci abbia reso due macro ceppi culturali più affiliati rispetto a prima, in nome di uno stranger che va demonizzato e combattuto assieme (collusivamente). In nome di un nemico comune nemici di vecchia data possono diventare amici. Curioso è notare come recentemente sia stato fotto il ritrovamento del vangelo secondo giuda (vangelo apocrifo) nel mar Morto, che ha portato alla rivalutazione della figura evangelica di Giuda (divenuto non traditore, bensì il più umile servitore di Gesù). Simbolizzare la religione islamica come pericolosa, e la conseguente assimilazione di essa al terrorismo è un errore che palesa ignoranza e superficialità. La fobia del diverso in senso lato è ignoranza e va combattuta.islamfobia

Ci si dovrebbe quindi chiedere che fine abbia fatto l’ONU! e la risoluzione Francia Egitto, e soprattutto perché l’Egitto non si sbilancia aprendo un canale direttamente sul confine di Gaza? Forse per non incrinare gli ottimi rapporti con gli USA (alla quale le lobby ebraiche fanno gola), determinati da una felice economia del petrolio.Inutile dire che invece Barack Hussein Obama, occupato nel governo dei cento giorni, si sia focalizzato sul risolvere i problemi interni agli USA, anche per rispetto al portafoglio dei suoi elettori.

Io personalmente mi chiedo quanto la forza dell’identità di un popolo possa influire sulle scelte politiche della sua classe dirigente. C’è chiaramente una visione mistico religiosa di mezzo. In che misura la forza di tale ideologia aumenta proprio in base al maggior numero di difficoltà che incontra? La storia ci dice che questo fenomeno è molto forte, cioè che gli inasprimenti radicalizzano le identità sociali, avviando un circolo vizioso di azione e reazione che inasprisce gli integralismi. Se così fosse non bisognerebbe farsi trascinare in un inasprimento a spirale dal conflitto in atto. Forse bisognerebbe fermare la spirale prima che prevalga la regola del più forte che distrugge il più debole (qualsiasi essa sia) per progettare un piano a lungo termine appoggiato dalla comunità internazionale.

CURIOSITA’

La capitale dello stato di Israele è Gerusalemme, città al confine tre i due stati. Ricordo come l’ONU, e quindi la comunità internazionale, non riconosca Gerusalemme come possibile capitale del paese ebraico, ma Tel Aviv. Gerusalemme, in quanto divisa in due fazioni (una orientale affidata al West Bank, ed una occidentale affidata agli ebrei dall’ONU), non potrebbe per ovvi motivi divenire la capitale. Ma di fatto lo è dal 1980! Ma a quanto pare l’ONU non conta più niente. Forse immaginare un attimo ad un esempio più vicino a noi può divenire più semplice pensare i continui affronti…Se la Slovenia mettesse la sua capitale a Trieste che direbbero Maroni e Bondi? E se la capitale del Messico fosse El Paso, a 2 Km da Calexico (già territorio USA) che ne penserebbero i texani???

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...