Peta ed il suo impegno contro lo sfruttamento degli animali

Le catene di sant’Antonio che girano per e-mail spesso sono inutili e anche poco divertenti, ma volte ne arrivano anche alcune agghiaccianti come quella che mi è arrivata ieri.

Nella mail c’è un link ad un sito in cui è visibile un video shoccante che richiede uno stomaco davvero forte e molta forza di volontà per essere visto. Ma io credo che certe cose devono essere viste, per ricordare alla gente che comprare pellicce, scarpe e quant’altro venga dalla sofferenza degli animali è sbagliato.

Pledge to go fur-free at PETA.org.

Il problema risiede nel fatto che vi è un fiorente mercato di pelliccia che vede maggiormente l’occidente come importatore di vestiti macabri ed orribili indosso a donne che ostentano la loro ricchezza ed il loro cinismo. Ciò vale anche per gli uomini quando indossano giubbotti di pelle o scarpe di pelle.

Una bella differenza credo possa farla come l’animale viene trattato in vita e come viene ucciso. I poveri animali di questo video anche in vita subiscono un trattamento poco rispettoso, visto che vivono tutto il loro tempo in gabbie poco più grandi di loro, e la cosa ancora più assurda è che vengono scuoiati vivi, pare solo per farli soffrire di più. Non potrebbero ucciderli prima?

Se ad esempio, in un allevamento della toscana, si uccide in modo indolore (con un colpo solo) una vacca chianina che ha vissuto in un pascolo, è stata curata e rispettata, come un qualsiasi essere vivente andrebbe trattato, e dopo averne macellato la carne ad uso prevalente alimentare, la pelle viene venduta ad un artigiano del cuoio io credo che non ci sia nulla di male. Il rispetto è anche non gettar via parti dell’animale.

Ma quando dei bracconieri uccidono un elefante per estrarrne l’avorio e poi lasciano l’elefante a marcire sul terreno, o quando dei cacciatori cosiddetti “sportivi” non mangiano l’animale che sparano con i loro fucili o come si è visto nel video si uccide solo per la pelle e per di più godendo della sua sofferenza quando è ancora vivo io mi arrabbio davvero.

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