Una storia di fantasia ispirata ad una storia vera vecchia di 65 anni

In una ridente cittadina del sud Italia nonostante il resto della nazione sia devastato dalla seconda guerra mondiale che infesta tutta l’Europa per mano dei nazisti, la vita scorre come sempre, in un connubio sincretico tra amore ed odio, tra vita e morte.
Militari e contadini vivono fianco a fianco con culture, ideali e storie totalmente diverse e personali.

I contadini ogni alba raggiungono i campi con i loro calessi, i commercianti allestiscono la loro bancarelle, le donne calano la cenere ancora calda del fuoco della cena passata sui panni a mollo mentre i bambini rincorrono una trottola lanciata con forza per la strada.
Ma la vita si spende a fianco alla morte sotto forma di armi di distruzione imbracciate dai tedeschi che hanno occupato tutta la nazione. I nazisti pattugliano la cittadina che perde così parte del suo splendore originario. Ma ciò nonostante anche loro sono degli uomini, forse tristi, ma pur sempre uomini che vivono la loro vita, anche se inscenano un ruolo tenebroso e mortale.

Il generale tedesco ormai residente nella cittadina da quasi un anno, austero e sobrio, inizia la giornata serenamente nonostante l’esistenza di rivoltosi che ripudiano la presenza sua e dei suoi commilitoni. La mattina inizia pensando alla donna amata lasciata in patria, chissà se anche lei pensa a lui, chissà se si lascia consolare dal barbiere sotto casa nel centro di Berlino. Scacciato l’orrendo pensiero dell’infedeltà coniugale resta però l’idea del barbiere. Il nostro generale ha giusto bisogno di un’aggiustatina di barba e capelli, prontamente quindi lavati per essere impeccabile di fronte al giudizio di quella città; che agli occhi del generale altro non è che una città sotto il loro dominio quindi da disprezzare.

Addrizza per bene quindi il cappello sulla testa, l’ultimo elemento di un abbigliamento che deve incutere timore con i sui simboli e gradi. Scende quindi in strada salutando chi di dovere con un misero cenno e ignorando chi invece gli avrebbe solo tagliato la gola in un vicolo buio sprecando il suo ariano sangue sul terreno di una sporca città.

Cosa direbbe il Führer di questi suoi sempre più ossessivi pensieri che lo distoglievano dallo svolgere il suo compito di ambasciatore della razza ariana tutta? Come giudicherebbe il fatto che ha finto l’inesistenza dei suoi nemici anziché affrontarli come un generale deve fare? Ma anche questo come i precedenti è un pensiero simile ad un fantasma causato dalla morfina che tanto piace al nostro generale.

“Alzàti tu. Raus!” disse ad un uomo che stava per lavarsi i capelli dopo aver aspettato il suo regolare turno. “Hi Hitler” risponde timidamente il grassone spelacchiato, che coi pochi capelli che si ritrova avrebbe potuto benissimo fare a meno del servizio di un barbiere. E con un cenno chiede al barbiere il servizio completo.

Mentre i suoi capelli cadono come piume sul lenzuolo candido il generale pensa che se fossero arrivati di soppiatto gli uomini che poco prima aveva ignorato ed avessero chiuso le porte del locale lo avrebbero potuto torturare come meglio credevano per fargli estorcere informazioni riguardo il deposito di munizioni, o peggio segreti militari dell’impero nazista. Addirittura se fossero dei militari sovietici mimetizzatisi nella città, tra la gente comune, molto bene avrebbero conosciuto l’arte della tortura. Intanto il barbiere è passato alla barba, e dopo averla insaponata per togliere via il pelo di due giorni, che troppo era per un generale che evidentemente si trascura. Il rasoio luccicante si muove come una ballerina su e giù lungo il nastro per rendere il suo filo ancora più tagliente. Molto bene i sovietici infiltrati saprebbero utilizzare quel rasoio come arma di terrore contro la psiche del nostro nazista; gocce di sudore gli cadrebbero dalla fronte se in quel momento fosse sotto tortura. Riuscirebbe a mantenere il suo ruolo di ferreo ariano o pregherebbe il suo Dio perché soffrisse il meno possibile prima dell’estremo dolore?

Ma questi non sono pensieri che una mente, nemmeno quella di un ariano di razza pura può reggere! “Devo dare un taglio alla morfina!”, sembra quasi voler gridare a voce alta nel mezzo di quell’innocuo locale di barbiere di una ridente cittadina dell’Italia del sud. Una promessa solenne, degna di un ariano, e si può stare certi che manterrà una promessa simile visto lo stato a cui è arrivato; quasi ad un punto di non ritorno.

Non più gli fa paura la lama di rasoio impugnata dal barbiere, perché domani smetterà con la morfina. Fiero renderà il suo Raik, perché mai più fingerà l’inesistenza dei suoi nemici.

Intanto una ciocca di capelli tagliata cade proprio sul suo naso che arricciandosi fa starnutire il generale, proprio mentre il rasoio è vicino alla carotide ancora gonfia per le ossessioni della sua mente. L’arteria gli si recide di netto. La pressione del cuore vicinissimo al collo fa schizzare il sangue ariano come una fontana a cui viene tappato lo sfiato con un dito per poi toglierlo di colpo. Il sangue che si perde con violenza sta imbrattando tutta la rispettabile uniforme. Di rosso si fanno le pareti e i volti di chi impotente osserva l’orrenda scena.

Contorto si fa il corpo del, non più nostro generale ariano, creando una pozza di sangue sul pavimento larga il doppio della lunghezza del tedesco. Avvolge i suoi capelli recisi che giacciono sul pavimento, fino a sporcare le scarpe di tutti gli astanti. Intanto, lentamente una smorfia si stampa sul volto del grassone spodestato, sempre più accentuata, trasformandosi in un macabro ghigno, che diventa infine una grassa ed inquietante risata che gli riempie i polmoni di una forza da lui mai sperimentata. I suoi capelli unti, ancora non lavati, grondano del sangue del nazista che gli riempie la grassa faccia. Vendetta è stata fatta.

Non è comico che un nazista muoia per uno starnuto? Mi sento un pò Edgar Allan Poe.

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