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	<title>Apprendista stregone</title>
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	<description>Osservare, dubitare, immaginare per capire!</description>
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		<title>La funzione intellettuale di un fabbro</title>
		<link>http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/05/24/la-funzione-intellettuale-di-un-fabbro-irriverente/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 23:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1000 volte meglio il fabbro del forte che Sgarbi che non capisce un cazzo di nessun argomento. Il messaggio di Sgarbi è "Io sono meglio di te", quello del fabbro intellettuale "quello che so del mondo puoi capirlo solo se ne hai voglia".<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=225&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi lo dice che un fabbro non possa essere un intellettuale?</p>
<p>PROBLEMA NUMERO UNO..intellettuale come funzione VS intellettuale come ruolo</p>
<p>Se per intellettuale si intende un chiacchierone chiuso nel suo autismo allora un fabbro con la sua concretezza non potrà esserlo di certo. Perché se un fabbro non compone, magari in ferro battuto, un oggetto che al cliente piaccia non mangia. La concretezza del fabbro, però, non scredita assolutamente il suo lavoro, piuttosto la soddisfazione del cliente è l&#8217;obbiettivo che si pone..anche se (probabilmente) spesso cede il passo alle pretese più o meno giustificabili dei clienti.</p>
<p>Se questo non vi basta pensate al fabbro del Forte Prenestino di Roma (centocelle) che prende  dei telai di vecchie moto e saldandololi insieme ne compone un mostro per significare la bruttezza delle strade e delle piazze invase da veicoli a motore che distruggono la bella vista delle nostre città.</p>
<p>Diventa chiaro come l&#8217;essere intellettuale non è esclusivamente un ruolo su cui arroccarsi per non accettare i feedback (magari negativo) fatto da profani, che si pretendono non in  grado di capire. L&#8217;intellettuale  visto come funzione invece è quella specifica competenza, che ogni professionista può assumere come obbiettivo,  a favorire un processo di pensiero critico su quanto diamo per scontato.</p>
<p>Di qui ne deriva che se è in crisi il ruolo dell&#8217;intellettuale di certo non sarà mai in crisi la funzione dell&#8217;intellettuale!</p>
<p>Certo, troppo spesso la funzione dell&#8217;intellettuale è relegata nell&#8217;underground. Daltronde il ruolo dell&#8217;intellettuale è in crisi proprio perché l&#8217;intellettuale medio non è più in grado di spiegare i concetti (per lo più molto semplici) che dovrebbe elargire. L&#8217;incompetenza dell&#8217;intellettuale  pare essere il perno del nostro periodo storico in Italia.</p>
<p>Ecco la provocazione&#8230;un fabbro può essere intellettuale, mentre un &#8220;intellettuale&#8221; (tra virgolette perché spesso chi pretende di esserlo si arrampica sugli specchi) potrebbe paventare un ruolo senza un background realmente solido di idee che lo supportino. Ecco la difficoltà italiana di questo periodo, dare voce a quei processi di pensiero critico, che oggi sono reclusi nell&#8217;underground&#8230;il che ricorda il tafano di Socrate.</p>
<p>PROBLEMA NUMERO DUE: L&#8217;intellettuale come scusa per essere &#8220;Contro&#8221;</p>
<p>Lasciare che il pensiero critico sia relegato in un circuito contrapposto al resto della società è un problema, perché il pensiero critico non deve divenire qualcosa che altri (i normali, i semplici, i borghesi&#8230;1000 modi di connotare chi non ha voglia di sforzarsi a pensare) non possono comprendere. In questo caso l&#8217;essere contro diventa una regola ed un modo di sancire una superiorità. Tentare di stimolare un pensiero è molto diverso del sancire di essere migliori di altri solo perché pretestuosamente artisti.</p>
<p>Veicolo di una funzione intellettuale per eccellenza è l&#8217;arte, e spesso è davvero così. Il messaggio di un&#8217;opera d&#8217;arte, fatta da un fabbro che saldando insieme dei telai lancia un forte messaggio critico, sul fronte economico, ecologico e culturale, rispetto ai mezzi di trasporto a motore. Rendere comprensibili (ai sopracitati idioti) tale messaggio è un&#8217;altro paio di maniche! Alle mostre in genere ci sono le locandine, per spiegare tali significati nascosti.</p>
<p>ONLY SOLUTION</p>
<p>Vari modi di rendere i significati chiari agli interlocutori. Me ne vengono in mente almeno tre..</p>
<p>1 locandine stile mostre&#8230;pipponi lunghissimi ma dai contenuti assenti (intellettuale come ruolo)</p>
<p>2 Assenza di locandine&#8230;chi vuol capire capisca! o sei uno figo o fottiti! tipo il fabbro dei centri sociali che concepisce un&#8217;opera dal significato incredibile, ma che non si pone per nulla l&#8217;obbiettivo di spiegarlo ai profani.</p>
<p>3 In mezzo c&#8217;è la virtù. Creare un interesse in chi vede un&#8217;opera d&#8217;arte! E&#8217; chiarmente un&#8217;operazione difficile, non c&#8217;è dubbio! Non solo concepire l&#8217;immagine artistica, ma anche saperla spiegare, e talvolta addrizzare il tiro anche su consiglio del primo passante che pone una questione su un nodo cruciale per il messaggio che si vuole mandare. Eppure la sfida è proprio questa! Accettare il feedback dal profano è ancora più difficile, entrare nel merito con il profano è un rospo duro da accettare&#8230;perché se qualcuno recepisce il messaggio e magari dice &#8220;bhè si, bel messaggio! ma io l&#8217;avrei detto in quest&#8217;altro modo&#8221; è un problema per l&#8217;artista o l&#8217;intellettuale che si vive come migliore di altri e che in quanto tale non accetta/ascolta feedback di alcun tipo.</p>
<p>Ecco il vero problema. Nel 2011 nessuno si può permettere di arroccarsi su un ruolo indiscutibile, altrimenti ci si ritrova o nell&#8217;underground  con la conseguente difficoltà a restituire al resto della società il messaggio, oppure ci si ritrova con un ruolo forte ma con pochi contenuti da mandare.</p>
<p>Vi invito ad andare al forte a vedere la statua fatta con i telai delle moto..magari tra un pò metto delle foto. Comunque sempre 1000 volte meglio il fabbro del forte che Sgarbi che non capisce un cazzo di nessun argomento.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/225/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/225/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/225/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/225/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/225/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/225/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/225/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/225/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/225/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/225/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/225/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/225/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/225/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/225/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=225&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mitopoiesi di Renzo Arbore: La vita è tutto un quiz!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 17:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Renzo Arbore insieme a Nino Frassica ha dato vita tra il 1987 ed il 1988 ad una delle trasmissioni che più di altre ha influenzato la storia della televisione degli anni &#8217;90: “Indietro tutta!” Arbore in realtà aveva intenzioni fortemente critiche e satiriche nei confronti della TV italiana del tempo. La nascita di Mediaset e la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=206&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Arbore">Renzo Arbore</a> insieme a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Frassica">Nino Frassica</a> ha dato vita tra il 1987 ed il 1988 ad una delle trasmissioni che più di altre ha influenzato la storia della televisione degli anni &#8217;90: “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indietro_tutta!">Indietro tutta!</a>”</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/04/07/mitopoiesi-di-renzo-arbore-la-vita-e-tutto-un-quiz/"><img src="http://img.youtube.com/vi/d3zKVEXbINc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Arbore in realtà aveva intenzioni fortemente critiche e satiriche nei confronti della TV italiana del tempo. La nascita di Mediaset e la conseguente deriva grottesca della tevevisione, che sempre più si allontanava dal fornire servizi ai cittadini, ha portato arbore a tirar sù questo programma su Rai2, intercettando questa deriva grottesca, connotando il tutto con la satira. Credo che il suo obbiettivo, conoscendo anche il suo film “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Papocchio">Il papocchio</a>” (critica a Wojtyla ed al vaticano), fosse quello di far pensare al telespettatore allo stato larvale a cui si riduce, chiudendosi in una routine quotidiana e noiosa, in cui la televisione ed i sogni di successo nello spettacolo sono le uniche vie di fuga dalla famiglia.</p>
<div id="attachment_218" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/04/tv2.jpeg"><img class="size-medium wp-image-218 " title="tv head" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/04/tv2.jpeg?w=300&#038;h=207" alt="" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">testa non pensante</p></div>
<p>Ma la critica se grottesca raramente viene capita! Spesso si confonde la satira con il trash. Indietro tutta! è il programma che fa uscire la TV dagli anni &#8217;80 e la fa entrare ufficialmente negli anni &#8217;90, in cui il trash e l&#8217;assenza di contenuti diventa uno standard in molti programmi televisivi, fino ad oggi. Esemplificativo è &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Non_è_la_RAI">Non è la Rai</a>&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Boncompagni">Gianni Boncompagni</a>.<br />
Per rendere il tutto più verosimile Arbore aveva addirittura uno sponsor inventato di nome “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cacao_Meravigliao">Cacao meraviglião</a>” che veniva pubblicizzato tramite una canzone scritta da lui stesso (è un musicista clarinettista), cantata dall&#8217;allora quattordicenne <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paola_Cortellesi">Paola Cortellesi</a> e ballata da ragazze finte brasiliane; il tutto ancora una volta per poter farsi beffa delle tecniche pubblicitarie che inventavano l&#8217;esoticità di un caffè che magri veniva prodotto a Pizzo Calabro. In quel periodo in cui l&#8217;audience della trasmissione era alle stelle i telespettatori cercavano il “Cacao Meraviglião” negli scaffali dei supermercati, perché non capiva che la sua inesistenza doveva piuttosto far pensare che la commercializzazione selvaggia e la sponsorizzazione dei prodotti in TV era un modo per rendere i “telespettatoti-semplici” dei “telespettari-che-comprano-e-che-spendono&#8221;.</p>
<p>Arbore lanciava con le sue canzoni messaggi critici a raffica! L&#8217;esempio migliore per me sta nella canzone &#8220;Si, la vita è tutto un quiz&#8221;, in cui critica il fatto che la TV si riempie sempre più di quiz in cui si diventa magicamente ricchissimi (beate lire)! Lo telespettatore annoiato, che segue delle trasmissioni in cui &#8220;si fanno i milioni&#8221;, si immedesima facilmente in chi sfida la fortuna, condividendo con lui sia i sogni di gloria che le ricadute rovinose. Il mito del fare soldi con una cultura generale, la cultura da quiz appunto, del vincere denaro con facilità (dando una &#8220;svolta&#8221; come dicono a Roma) o anche il semplice pensare che il futuro lo si possa costruire solo con una botta di fortuna (e non una botta di genio) è una cosa che ha inventato Mike Bongiorno (importando dagli USA), ma che ci portiamo dietro e che tutt&#8217;oggi riempie i palinsesti dei nostri canali televisivi.<a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/04/la_tv_ingloba.jpg"><br />
</a><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/04/la_tv_ingloba.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-217" title="potere inglobante della tv" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/04/potere_tv12526675971.jpg?w=300&#038;h=216" alt="" width="300" height="216" /></a><br />
La TV è piena di numerosissimi quizzettoni che allietano le noiose serate casalinghe degli stanchi lavoratori italiani, trasformando così il monitor della TV in un “focolare domestico 2.0”. In questo libro fatto di immagini in movimento si possono leggere le epiche gesta di fortunatissimi conoscitori dei più disparati frammenti di scibile umano: Le epiche gesta dei &#8220;Concorrenti di quiz&#8221;, ormai una professione sicura e con tanto di sindacato. Ma a volte i fortunatissimi concorrenti si trasformano in degli Icaro, che volando troppo in alto decadono allo stato di comune mortale perdendo miseramente e portando a casa il semplice gioco da tavola con cui poter continuare a giocare al “piccolo concorrente” per tutta la vita, ma entro il contesto familiare tanto odiato.<br />
In ogni caso il telespettatore gode di quanto vede, come fosse in un&#8217;arena in cui si battono dei gladiatori che compiono gesta eroiche. Questo spettacolo forse più delicato dei miti greci, in quanto non c&#8217;è n&#8217;è sangue n&#8217;è morte, c&#8217;è però tutta l&#8217;enfasi e lo strazio che il desiderio comporta. [a parte che musicalmente mi pare faccia il verso alle canzoni del fascio..specie quando il coro dice "Bisogna vincere e vinceremo" oltre che riprendendo il classico stile vocale radiofonico del regime...bho!]</p>
<p><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/04/tv-spazzatura.gif"><img class="size-medium wp-image-211 alignleft" title="tv spazzatura" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/04/tv-spazzatura.gif?w=243&#038;h=300" alt="" width="243" height="300" /></a>Arbore ben consapevole di tutto ciò, volutamente ironizza sulla deriva della TV italiana (questione ancora attualissima) tramite una comicità grottesca, che oggi definiremmo trash in cui le antenate delle veline: “Le ragazze coccodè” mostrano i loro corpi ostentando una stupidità che magari non le riguarda realmente.</p>
<p>Questo è il mito della TV d&#8217;oggi: un luogo dei sogni, un posto magico come l&#8217;olimpo, in cui si consumano le sventure dei comuni mortali che tentano di assomigliare agli dei. Tutti vogliono diventare famosi anche senza per forza aver qualcosa di nuovo da dire, e la prostituzione intellettuale (quando non la prostituzione vera e propria) pare l&#8217;unica via per raggiungere questo traguardo, come se davvero una volta arrivati non ci fosse bisogno d&#8217;altro.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/206/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=206&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Open Water ed Alla deriva. Una lettura psicologia dei film</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 00:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OPEN WATER questo film è tratto da una storia vera in cui due bombolari in vacanza vengono lasciati in mare dal servizio diving per colpa di un errore nel conteggio dei sub tornati a bordo barca, per cui si ritrovano più di un giorno intero in mezzo all&#8217;oceano. Nel film la coppia di sub, coppia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=198&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Open water wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_Water" target="_blank">OPEN WATER</a></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/03/13/open-water-ed-alla-deriva-una-lettura-psicologia-dei-film/"><img src="http://img.youtube.com/vi/71SRWH12wFU/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><a title="Open water wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_Water" target="_blank"></a>questo film è tratto da una storia vera in cui due bombolari in vacanza vengono lasciati in mare dal servizio diving per colpa di un errore nel conteggio dei sub tornati a bordo barca, per cui si ritrovano più di un giorno intero in mezzo all&#8217;oceano. Nel film la coppia di sub, coppia anche nella vita, si ritrova ad aver a che fare con i classici pericoli del mare; come bisogni fisiologici tipo freddo, sete, fame, o alle prese con nemici provenienti dall&#8217;imprevedibilità dell&#8217;acqua, come meduse, pesci e squali. Premesso che nell&#8217;immaginario collettivo gli squali sono appena al largo dalla spiaggia pronti a sbranarci, ma questa paura atavica spesso è sconfermata dalle statistiche.</p>
<p>Il film è tratto più che da una ricostruzione realistica dei fatti, da un indizio inquietante realmente documentato: una macchina fotografica subacquea è stata ritrovata nella pancia di uno squalo proprio nei giorni successivi allo smarrimento dei due bombolari in questione, ma i due episodi possono essere tranquillamente scollegati. Quindi la ricostruzione del regista Chris Kentis è frutto della sua personale immaginazione, perciò analizzare il suo film è diverso dall&#8217;analizzare i fatti verosimilmente accaduti. Il regista ha arricchito la storia di questa disgrazia di dettagli pensati da lui, che parlano del rapporto tra i due compagni che vanno al di la del mare e della paura che può suscitare. Forse il mare proprio per il suo essere inconoscibile, infinito ed imprevedibile, è un pretesto per parlare di qualcos&#8217;altro tramite una pellicola.</p>
<p><span id="more-198"></span>Nel film  che suppongo non abbia richiesto una grossa spesa per la scenografia (basterebbe un lago in un giorno mediamente sereno) gran parte del budget è stato dedicato alle riprese ad al montaggio, che sono stati ottimi nel descrivere il rapporto tra i due, con dei tagli di inquadrature angolate e dai colori molto nitidi. Le inquadrature e gli zoom mostrano il rapporto della coppia, già quando erano ancora in città, come dedita ad un amore che li lega in modo indissolubile, il cui collante è paradossalmente la distanza tra i due. Tale distanza riesce a non farli diventare troppo attaccati, ma li vincola anche a dei riti di corteggiamento continui, in cui questa distanza deve essere rispettata e violata di continuo, sottolineando il legame. Il mondo all&#8217;esterno pare non esistere, e ciò è rappresentato da inquadrature della camera che vede lo sfondo cambiare continuamente, ma non i soggetti principali, il mondo oltre il loro rapporto pare fumoso, fugace e di passaggio. Il protagonista non è il ragazzo o la ragazza, ma la danza del loro rapporto, il loro non dover essere troppo attaccati ed il dover essere separati dal resto del mondo.</p>
<p>Quando i due sono sulla barca del diving insieme agli altri sub la dinamica è sempre la stessa, cioè ignorare il resto del mondo; perciò fanno il tuffo in solitaria, causando per vie traverse la loro sfortuna. Ma questo loro rapporto in cui ciò che è esterno alla coppia è escluso dal campo di interesse diventa fonte di paura ed angoscia quando sono dispersi in mare. Ovviamente squali, meduse o altro sono dei pericoli reali, ma quando si sta in mare il non poter distinguere ed individuare il nemico dal resto dell&#8217;acqua ha un sapore specifico, è proprio quello si cui ha costruito tutto la pellicola il regista.</p>
<p>Il film vede consumarsi il dramma solo dopo aver messo a dura prova la lucidità dei due personaggi, il climax a cui lo spettatore è sottoposto è degno di un triller. Gli squali dopo delle apparizioni fugaci fanno compagnia ai bombolari per molte ore di fila in un imprevedibile ed improbabile accerchiamento in cui la loro presenza è sempre più costante. Il nemico è lì, prima di diventare visibile nell&#8217;acqua è sfuggente anche se chiaramente percepito; il dare forma ed immagine a questo nemico impegna almeno mezz&#8217;ora del film, facendolo sfociare nel triller-horror. La dinamica duale per cui l&#8217;esterno della coppia è snobbato ed ignorato fallisce drammaticamente in mare aperto, trasformandosi in una irruzione violenta di questa parte volutamente esclusa.</p>
<p>Open water è il pretesto per parlare di dinamiche di coppia che implodono al loro interno trasformando la complessità del mondo esterno in un semplicità duale; questa conformazione fallisce in situazione di pericolo che stressa un assetto che prima funzionava. Individuare nell&#8217;esterno un nemico a cui affibbiare tutta la pericolosità è una scorciatoia che permette un romanticismo altrimenti difficile. Penso a chi sente il mondo esterno come costantemente pericoloso, vissuto come pieno di nemici dai contorni vaghi, fino a diventare una paura vera e propria, non sempre legata ad un&#8217;oggetto realmente esistente, come la paura dei disastri ambientali, la paura della fine del mondo, la paura degli alieni o la paura di sbagliare.</p>
<p>Nel film dunque c&#8217;è una polarità, il partner è buono ed amico, noto ed affiliato, mentre il resto del mondo è minaccioso, nemico, e pericoloso e perciò escluso dal loro amore romantico.</p>
<p>La premura che i due mettono nell&#8217;evitare che si verifichino litigi viene meno solo in un momento del film, quello in cui prevale la visione individuale che li porta ad incolparsi a vicenda per le motivazioni dell&#8217;accaduto. Lei accusa lui di voler sempre fare “le cose cose che fanno gli altri”, il che li avrebbe portati a fare un tuffo separato rispetto al resto del gruppo; mentre lui accusa lei di avergli messo fretta affinché si andasse in vacanza il prima possibile, anche a costo di andare in un posto che non si conosceva bene, solo per staccare dalle stress accumulato a lavoro. Quest&#8217;unico momento di lite dimostra come una visione di coppia sia possibile solo quando si identifica il nemico all&#8217;esterno, perché quando di contro si accetta che il nemico possa essere interno alla coppia la dinamica individualista prevale.</p>
<p>Dopo il morso di uno squalo sul polpaccio del ragazzo il conflitto finisce per fare il posto ad una dinamica di accudimento che riesce a tenere magicamente (il sangue dovrebbe invece attrarre altri squali) l&#8217;estero separato ed inoffensivo. La riparazione operata dell&#8217;accudimento risana l&#8217;individualismo, riportando il rapporto entro una dinamica nota, quella del senso di colpa.</p>
<p>Quando il ragazzo muore per dissanguamento la sua compagna accetta l&#8217;impossibilità di poterlo riavere nel loro piccolo mondo, così lo lascia andare all&#8217;acqua del mare. Credo che l&#8217;unico modo per chiudere un rapporto in cui l&#8217;individualità porta al conflitto o di contro all&#8217;accudimento è iniziare a vedere un nemico, quindi abbandonarlo in un mondo ostile come quello del mare.</p>
<p>Infine la ragazza si lascia andare alla profondità del mare non solo perché non c&#8217;è più possibilità, ma anche perché senza quel rapporto resta solo la dissoluzione dell&#8217;individualità, come se evitare il conflitto fosse l&#8217;unica via per esistere psicologicamente in quel tipo di coppia. Come una tragedia greca Open Water parla di storie di persone normali, che incontrano gli dei di terra e di mare e perciò si scontrano contro un solo percolo: quello dei propri conflitti che si spendono quotidianamente.</p>
<p><a title="Alla deriva wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alla_deriva_-_Adrift" target="_blank">ALLA DERIVA</a></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/03/13/open-water-ed-alla-deriva-una-lettura-psicologia-dei-film/"><img src="http://img.youtube.com/vi/SItuuvHmZdk/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Sulla scia di open water dopo qualche anno esce nelle sale “Alla deriva” di Hans Horn. similmente è un film drammatico, ma che invece si consuma in un gruppo di amici che per errori banali si ritrova, dopo un tuffo in mare, a non riuscire più a risalire sulla barca perché irraggiungibile senza poter utilizzare la scaletta che è rimasta chiusa. La barca quindi diventa l&#8217;unico punto di riferimento nell&#8217;oceano sconfinato, ma che paradossalmente non si può raggiungere, come se fosse una torre d&#8217;avorio inespugnabile.</p>
<p>Nel film più che un gruppo affiatato i personaggi si presentano come un insieme di individualità, non in grado cioè di collaborare per costruire una soluzione comune ai problemi che può incontrare. I sei “amici” sono disposti in tre coppie di uomini e donne, hanno ognuna una propria specificità relazionale. Tralasciando i nomi dei ragazzi (che non ricordo) la prima coppia è formata dal padrone della barca e da una ragazza rimorchiata la sera prima proprio mostrandole una foto della sua barca. La ragazza quindi è esterna al gruppo che si è consolidato con anni di amicizia. Questa è la classica donna oggetto, posseduta in modo analogo ad una barca o una macchina, che può essere acquistata con i soldi o con l&#8217;ostentamento dei uno status sociale. Il ragazzo infatti sottolinea continuamente la sua ricchezza, recitando un copione che conosce benissimo. “Copione” perché presto si scoprirà che la barca è stata in realtà da lui rubata, e più che di suo possesso è di proprietà suo datore di lavoro per cui faceva semplicemente lo skipper. L&#8217;irraggiungibilità della barca assume quindi una connotazione particolare, specie nel senso che un certo status o una certa credibilità sociale è visto come un mito inespugnabile; il mito del possesso diventa la sua ossessione così come quello di lui visto come un latin lover che solo mostrando una foto della “sua” barca riesce a rimorchiare. Questo ragazzo è quindi il protagonista del film.</p>
<p>La seconda coppia è fatta da una ragazza che per via della morte di suo padre, morto affogato quando era ancora bambina, ha il trauma dell&#8217;andare in acqua e perciò per gran parte del film indossa il giubbotto di salvataggio. Questo salvagente assume particolare significato all&#8217;interno del rapporto con il compagno, rappresentativo dell&#8217;accudimento costante che le dedica, ovattandola rispetto al resto del gruppo e del mare. Quest&#8217;ultimo si pone evidentemente l&#8217;obbiettivo di “curare” il suo trauma, portandola per mare oltre che accudendola standole il più vicino possibile e tranquillizzandola circa l&#8217;accaduto. Pensare ad una donna con un trauma così profondo, l&#8217;unica che ha un salvagente anche prima che serva davvero e che ha un accudente sempre pronto e servizievole lascia pensare che sia praticamente un&#8217;andicappata sociale! Lei è il personaggio protagonista donna, che dopo un po&#8217; si scopre aver avuto una storia molto importante con il protagonista maschio molti anni addietro. La ragazza in questione ha un figlio dal suo attuale compagno, un figlio che diventerà presto motivo di angoscia quando la loro prolungata assenza dalla barca sveglierà la bambina in fasce portandola a continui pianti. Si sa come i pianti dei bambini siano portatori di una forte carica d&#8217;angoscia, infatti recentemente registrazioni di pianti di bambini vengono usati nelle guerre riprodotti ad altissimo volume per abbattere psicologicamente il nemico ancor prima che fisicamente. Il figlio, quindi frutto del loro rapporto di cure morbose diventa un simbolo di una crisi imminente. Della terza coppia mi ricordo meno, e comunque ha una importanza minore.</p>
<p>Sotto l&#8217;imponente ed inespugnabile barca presto arrivano i primi veri pericoli, ma non da parte del mare come si potrebbe pensare, ma da parte delle dinamiche stesse del gruppo, che presto implode riversando l&#8217;aggressività al suo interno. Lungi dall&#8217;individuare una strategia collaborativa i componenti del “gruppo” si ritrovano presto ad utilizzare i loro conflitti interiori irrisolti (quasi adolescenziali) per difendersi da una partecipazione difficile perché non si riescono ad abbandonare modi che anche se noti sono disfunzionali all&#8217;essere entro un gruppo di amici. La prima a morire è la ragazza-oggetto, perché l&#8217;ultima arrivata, poi è la volta del ragazzo della terza coppia, accoltellato dal “proprietario” della barca. Viene ucciso per un&#8217;incidente nel tentativo di fermarlo dall&#8217;intento di costruirsi un piolo su cui potersi arrampicare infilzando il coltello sul un lato della barca. Accoltellare la sua barca è un modo per offendere l&#8217;irraggiungibilità di uno status sociale tanto agognato, perché lo legittimerebbe ad interpretare un ruolo che pare essere l&#8217;unico in grado di recitare: quello del playboy ricco ed avvenente. Infine dopo la morte della terza ragazza è la volta del compagno della protagonista, che nel tentativo di trovare una porta sotto la chiglia della barca nella risalita frettolosa si procura una trauma cranico sbattendo con violenza sull&#8217;elica della barca.</p>
<p>Di qui inizia il finale, che altro non è che un superamento del trauma della protagonista. Il compagno prima di morire si ritrova a diventare un peso, una persona che non più in grado di badare a se stesso per via della botta in testa, tanto che la ragazza si priva del suo tanto importante salvagente per donarlo a lui, anche se non riesce a salvarlo dall&#8217;inarrestabile emorragia. Inizia così a costruirsi un modo per poter uscire dal suo trauma individuale in modo attivo, privandosi del simbolo che l&#8217;ancora alla dipendenza.</p>
<p>I due protagonisti ormai soli, si ritrovano in completa solitudine, pronti a rivitalizzare il loro antico legame che anche se silente è stato sempre presente e vitale. I due riescono ad attuare un piano collaborativo, impossibile prima per via della presenza dei vari amici. Si ritrovano quindi soli ognuno con il proprio trauma, lui costretto a smettere di recitare un ruolo, lei con il trauma della morte del padre che sente causato da lei, perché non riuscì a salvarlo mentre affogava.</p>
<p>L&#8217;insight ed il cambiamento catartico arriva inesorabile per entrambi, lui pianta il coltello nella barca permettendo a lei di salire a bordo usandolo come piolo, uccidendo simbolicamente l&#8217;oggetto che gli permetteva di recitare il suo ruolo preferito.</p>
<p>Quando finalmente la barca è riconquistata dalla ragazza che ormai sfinita, si addormenta esausta, si dimentica del suo exragazzo che rischia di affogare perché sfinito da una profonda ferita sulla mano. Nel sonno la ragazza sogna la scena traumatica della morte del padre, ricordandosi che ha un modo per recuperare: salvare i ragazzo che sta rischiando di morire mentre dorme. Rivivere la scena traumatica le permette di riparare l&#8217;errore infantile con la forza della donna che è adesso.</p>
<p>Rispetto a Open Water questo film avendo un lieto fine non lo si può considerare una tragedia, anche se per poter succedere c&#8217;è bisogno che glia altri del gruppo scompaiano. Questa aspetto è particolare, come se le regole sociali del gruppo impedissero ai due di continuare la loro storia, o almeno così hanno creduto i due protagonisti. Immaginarsi il prequel, cioè pensare la motivo per cui il loro rapporto sia finito anni prima, è semplice. Lei aveva bisogno di salvare qualcuno in modo riparatorio, mentre invece lui non  voleva essere relegato</p>
<p>Questi due film parlano delle stessa cosa, ciò della difficoltà di esplorare spazi ignoti e nuovi usando dinamiche che si sa già porteranno al fallimento, passando per la tragedia (precisamente la tragedia greca). Il punto è che esplorare l&#8217;ignoto (il mare) è un&#8217;operazione non scontata, che toglie punti di riferimento noti. Accettare di non avere punti fissi ed invariabili di riferimento, come la coppia per Open Water (attribuendo all&#8217;ignoto una valenza di pericolo) e il gruppo per Alla Deriva  è uno degli obbiettivi della vita, che qualcuno chiamo crescita altri sviluppo.</p>
<p>Roland Bartes in “I miti d&#8217;oggi” paragona “Il nautilus” di Verne ed il “Bateau” di Rimbaud per rimarcare la distinzione tra l&#8217;andare per mare (ignoto) con tutto il proprio mondo interiore e l&#8217;andarci lasciandolo invece a casa. Rimbaud immagina addirittura una barca vuota e senza pilota per dire come lasciare se stessi a casa è l&#8217;unico modo per esplorare davvero dinamiche nuove. L&#8217;esplorazione di mondi sconosciuti senza categorie preimposte è un&#8217;operazione psicologica non semplice. Proprio perché iniziare un rapporto nuovo “partendo da capo” è certamente impossibile appare chiaramente difficile andare avanti verso il nuovo, ma resta che l&#8217;unico modo è sospendersi.</p>
<p>Io personalmente ho comprato una custodia subacquea per esplorare l&#8217;ignoto e per riportarmi a casa dei ricordi e dei frammenti, cosicché dal mare dell&#8217;infinito possa recuperare qualcosa che mi serve anche quando sono entro i miei schemi quotidiani. Questo è il mio primo video girato al mare, al tramonto di santa severa, con scarsa luce e acqua torbida&#8230;toccherà migliorare.</p>
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		<title>La tradizione del pane di Matera: un simbolo di solidarietà del passato mitico</title>
		<link>http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/02/28/la-tradizione-del-pane-di-matera/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 17:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
				<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia]]></category>
		<category><![CDATA[civismo]]></category>
		<category><![CDATA[matera]]></category>
		<category><![CDATA[miti]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pane di Matera come mito della tradizione solidaristica dei materani. Come sviluppare e riattualizzare questi aspetti di storia sociale entro una progettualità che dia rinvigorisca l'identità della città anche orientata ad un turismo interessato?<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=179&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>QUESTIONI TECNICO- PRODUTTIVE</strong></p>
<p><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/cottura pane di matera.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-182 alignleft" title="la cottura a legna del pane di matera" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/la-cottura.jpg?w=150&#038;h=112" alt="pane cotto  legna" width="150" height="112" /></a></p>
<p>La merenda del buon materano è fatta di pane condito con pomodoro, sale, origano ed olio (più aglio per i più temerari), detto più semplicemente “pane e pomodoro”, con cui sono cresciuti di generazione in generazione per secoli centinaia di giovani, adulti ed anziani. Anche Carlo Levi venendo a Matera durante il suo esilio durante il ventennio fascista vide bambini con enormi fette di pane e pomodoro, immagine che ben rappresentava Matera in “Cristo si è fermato ad Eboli”. Quelle fette di pane erano enormi perché tagliate da pagnotte molto più grandi delle attuali che non superano il chilo. La pezzatura minima era di 2 Kg, ma potevano arrivare anche fino a 6 per le famiglie più numerose. Il cambio delle dimensioni e quindi del peso è avvenuto per motivi di conservazione del pane, infatti più è grande più tende a trattenere l&#8217;umidità a lungo, restando morbido; infatti il pane veniva fatto solo una volta ogni sette giorni e doveva mantenersi fresco per tutta la settimana. Il giorno in cui il garzone passava con la sua tavola sulle spalle per i vari quartieri della Matera antica, l&#8217;attuale Rione Sassi, raccoglieva le pagnotte casa per casa per portarle al suo forno. Mentre il fornaio cuoceva a legna la pasta lavorata e fermentata dalle donne, gli uomini erano nelle campagne per lavorare i terreni in cui si piantava il grano necessario per la farina, chiudendo il ciclo produttivo.</p>
<p>La produzione del pane è quindi una tradizione che organizzava gran parte del tessuto sociale: gli uomini erano agricoltori, le donne impastavano la farina in forme che venivano cotte dal fornaio.</p>
<p>La ricetta, che prevede una miscela di farine di semola di grano duro, di cui il 20% è di tipo cappelli (per informazioni su questo tipo di grano vedi <a title="Wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cappelli_(frumento)" target="_blank">qui</a>, <a title="università di urbilo" href="http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2002/biondi/grano_cappelli.htm" target="_blank">qui</a> e anche <a title="un altro link" href="http://blog.saporideisassi.it/2010/02/grano-senatore-cappelli-qualita-salute-e…bonta/" target="_blank">qui</a>), prevede una <a title="Pasta acida: la lievitazione naturale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pasta_acida" target="_blank">lievitazione di tipo naturale</a>, cioè producendo il lievito direttamente in casa. Le donne dopo aver impastato conservavano una piccola parte della massa prima di consegnarlo al garzone, cosicché, facendolo letteralmente ammuffire in un angolo umido della casa, produceva il lievito necessario per fermentare la pagnotta della settimana successiva.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/02/28/la-tradizione-del-pane-di-matera/"><img src="http://img.youtube.com/vi/GC0tMYvXLLg/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong>IL PANE COME COLLANTE SOCIALE</strong></p>
<p><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/1-1249567162-matera-by-nightfall.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-183 alignright" title="matera by night" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/1-1249567162-matera-by-nightfall.jpg?w=150&#038;h=99" alt="matera di notte" width="150" height="99" /></a>Tutto ciò la dice lunga su come una panificazione del genere implichi una cultura profonda ed uniformemente distribuita nei materani, una cultura fatta di gesti semplici e conoscenze secolarizzate nella storia. La produzione del pane quindi non contempla solo un aspetto esclusivamente tecnico e produttivo, ma anche simbolico che ancora oggi dà identità alla città insieme alla presenza del quartiere Sassi che si affaccia sulla gravina (una gola degna di un canyon che taglia le colline della murgia).</p>
<p>Alla produzione del pane è indissolubilmente intrecciata la solidarietà del tessuto sociale che collaborando alla sua produzione crea un senso di collettività e di appartenenza di cui il pane è il collante.</p>
<p>Possiamo immaginare che le donne ad esempio potevano scambiarsi consigli circa possibili migliorie per perfezionarne il gusto, oppure i vicini potevano chiedere di farsi fare il pane al proprio posto in caso di cattiva salute, creando dei rapporti veri tra vicini non esclusivamente economici; quindi il pane prodotto di tutto ciò, si è caricato di significati sociali che parlano di collaborazione, cultura e senso civico.</p>
<p>Anche l&#8217;aspetto della convivialità entro le case materane vedeva di nuovo presente come protagonista il pane. Il gesto del taglio delle fette era fatto in tavola dalle donne, che stringendolo al petto con un braccio e, impugnando il coltello con l&#8217;altro, rivolgendo la lama verso il petto, tagliavano una ad una le varie fette, con un gesto tipico che ancora oggi rappresenta l&#8217;immagine del calore delle mura domestiche dopo una giornata di lavoro contadino.</p>
<p>La tradizione del pane a Matera non rappresenta solo un prodotto tipico di eccellenza, ancora di più simboleggia una società dal passato mitico, che intorno al pane organizzava la propria convivenza, definendo ruoli e funzioni di uomini e donne sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno del nucleo familiare. Analogamente il lavoro contadino degli uomini che andavano quotidianamente fuori dalle città per coltivare il grano, ben rappresenta come la produzione del pane necessitava di una mescolanza di competenze specifiche spese entro le varie fasi di produzione.</p>
<p>Il pane della città dei sassi è buono per tutti questi motivi, che non sono strettamente aderenti a questioni tecniche, è buono per la sua storia e per la cultura di convivenza che rappresenta. Il pane è buono perché lo si è migliorato insieme per secoli, creando una cultura della panificazione intrecciata con quella della solidarietà e del civismo.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/02/28/la-tradizione-del-pane-di-matera/"><img src="http://img.youtube.com/vi/fxPfm4Y2A_E/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong>IL PANE OGGI</strong></p>
<p><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/fette_pane_matera.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-189" title="fette pane matera" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/497937327_3a676530e1.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a>Ciò che qui voglio dire, è che la tradizione del pane è il simbolo della capacità dei materani di cooperare promuovendo convivenza. Se il pane oggi ci parla di tradizioni,ma quello che  rappresenta non è un mito relegato nel passato di cui avere nostalgia, ma è un oggetto che tutt&#8217;oggi è attuale.</p>
<p>Ancora oggi dal panettiere si parla e si socializza, ci si scambia opinioni sulle varie forme di pane a cui più si è affezionati, o sui vari livelli di cottura preferiti. “<em>Dammi quello ben cotto, che il coltello deve fischiare mentre lo taglio</em>” (“<em>Ah mhà domm chir abbr&#8217;shet, ca quonn lì taghjè u chrtìdd hò f&#8217;shckè!</em>”) ho sentito gridare una volta da un anziano in un forno! Una persona che urla in un forno di una qualunque altra città sarebbe stata vista con sospetto, se non addirittura considerata folle. Invece quel gesto, in quel forno, in quella città, non poteva che far sorridere tutti coloro che erano in fila; piuttosto l&#8217;anziano fu accolto con affetto per il suo ricordare ed inpersonificare quel passato tanto mitico che pareva quasi rappresentato in una <em>performance</em> teatrale.</p>
<p>Tutt&#8217;ora il pane è variegato per forma e cottura: c&#8217;è il pane alto (cornetto), il pane basso, il filone, il pane azzimo (<em>ficcilatidd</em>), i taralli, la focaccia (f&#8217;ccozz), la focaccia farcita. Ciò non nasce dalla creatività di un singolo produttore/industriale che ha deciso di innovare il proprio menù di prodotti, ma si sviluppa dalla capacità di una città di innovare i propri beni di consumo con un processo creativo collettivo e continuativo svoltosi nell&#8217;arco di molto tempo.</p>
<p><strong>I GIOVANI ED IL LAVORO A MATERA</strong></p>
<p><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/sassi_matera.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-188 alignright" title="i sassi di matera" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2011/02/sassi_matera1.jpg?w=150&#038;h=115" alt="" width="150" height="115" /></a>Se oggi il pane non viene più prodotto in casa, ma il ciclo produttivo è interamente nelle sapienti mani dei fornai (che saggiamente ne hanno fatto un <a title="Consorzio pane di Matera" href="http://www.consorziopanedimatera.com/" target="_blank">marchio igp registrato</a>), resta il suo valore simbolico che da identità a Matera ed ai materani.</p>
<p>E&#8217; possibile raccontare la città, il territorio e l&#8217;aspetto produttivo raccogliendo testimonianze del passato? Questo passato di solidarietà e convivenza è riattualizzabile oggi per promuovere civismo?</p>
<p>Non che Matera abbia grossi problemi sociali, ma certamente manca una progettualità condivisa per il futuro dell&#8217;economia locale. Matera dopo essersi risvegliata del sogno del boom economico dei vari salottifici si ritrova con un alto tasso di disoccupazione e con un futuro incerto. La deriva verso un impiego precario, spesso in call-center, oltre a non permettere una progettualità dei giovani, si riflette in una difficoltà di progettualità della città intera. Cos&#8217;è Matera? In che direzione si sta muovendo? Ci sono due strade potenzialmente percorribili: una legata al territorio, alla tradizione, alla cultura ed ai prodotti tipici e perché no al cinema, tutto ciò che in definitiva può sfociare in un turismo colto o enogastronomico (andamento tipicamente italiano che va percorso). La seconda strada di contro è aspecifica, slegata dal territorio e destinata a durare poco tempo, come recentemente la “<em>fase dei salotti</em>” ci ha insegnato. L&#8217;attività produttiva crea identità del territorio, chi lavorava alla Nicoletti salotti, alla Natuzzi o nell&#8217;indotto ne andava fiero perché contribuiva a produrre prodotti d&#8217;eccellenza. Il turismo si nutre di questi aspetti immateriali e storico-sociali che vanno preservati come le direttive dell&#8217;Unesco suggeriscono.</p>
<p>Riassumendo sarebbe interessantissimo recuperare gli aspetti psicosociali della produzione del pane, per riattualizzarli entro una progettualità cittadina.</p>
<p><strong>LA PUBBLICITA&#8217; E I POSSIBILI SVILUPPI FUTURI: VALORIZZARE I BENI IMMATERIALI</strong></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2011/02/28/la-tradizione-del-pane-di-matera/"><img src="http://img.youtube.com/vi/zxb3k5PXDAw/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Dal 2005 in poi Matera è per tutti la città dei sassi, grazie ad un <a title="La passione di cristo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_passione_di_Cristo_(film)" target="_blank">film</a> che l&#8217;ha resa celebre, in barba all&#8217;ingresso della città nel <a title="Matera patrimonio mondiale dell'umanità" href="http://whc.unesco.org/en/list/670" target="_blank">patrimonio mondiale dell&#8217;unesco</a> del 1993 e di numerosi altri <a title="Lista dei film girati a Matera" href="http://www.sassilive.it/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=128&amp;Itemid=309" target="_blank">film fino ad allora girati</a>. Da allora l&#8217;immagine del campanile che sovrasta la città vecchia, rappresentata come una linea frastagliata che divide il cielo dalla terra contornando i sassi e la cattedrale, è diventato il simbolo della città, o volendo il suo logo. Basta cercare su <a title="Immagini logo di Matera" href="http://www.google.it/images?um=1&amp;hl=it&amp;biw=1280&amp;bih=664&amp;tbs=isch:1&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;oq=&amp;q=matera" target="_blank">google-immagini</a> per capire di cosa sto parlando. Identificarsi in un&#8217;immagine eretta a simbolo è un processo naturale, tipico di tutti i gruppi più o meno ampi che in un certo senso necessitano di un totem come ogni tribù. Questo disegno che si vede chiaramente nello sfondo della pubblicità è usato moltissimo dai materani stessi per creare loghi d&#8217;ogni tipo. Quindi i sassi, rappresentati da questo logo, lasciano poco spazio ad altri loghi, o ad altri simboli, come quello del pane. Matera a livello di rappresentazione sociale è la città dei Sassi, non la città del pane. Il rischio è che i sassi con la loro grandezza ed imponenza possano coprire una potenziale ricchezza che invece si potrebbe preservare, come l&#8217;aspetto produttivo della città. C&#8217;è lo spazio nell&#8217;immaginario collettivo per il pane, oppure i sassi saturano tutti i simboli della città? Credo che una strada ad esempio possa essere collegare il simbolo dl pane al simbolo dei sassi per creare una pubblicità d&#8217;effetto, come ad esempio:</p>
<p><em><strong>“Matera la città dei sassi, ma dal cuore tenero come mollica di pane” </strong>richiamando alla mente come le fette di pane siano a forma di cuore (è solo un esempio).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#ff0000;">Sarebbe disposto il consorzio del pane di Matera, il comune, la provincia, la regione o l&#8217;Unesco a finanziare una lavoro in cui  si possano recuperare aspetti storico-sociali del passato della città, legato ad aspetti produttivi enogastronomici? Tramite foto, racconti o interviste si potrebbe recuperare questa ricchezza storica per riattualizzarla, per promuovere senso civico da una parte e turismo competente dall&#8217;altra, con le ovvie ricadute su posti di lavoro. Il tutto con un pizzico di sano gioco che permette di creare, oltre che recuperare, tutto il contenuto che la storia dei sassi contiene.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un pò di bibliografia: R. Barthes, 2005, miti d&#8217;oggi, Einaudi ; E. J. Hobsbawm, T. Ranger, 2002, la costruzione della tradizione, Einaudi; D. Putnam, 1993, <a title="Mappa del senso civico in Italia" href="http://www.orientamento.it/orientamento/6r.htm" target="_blank">La tradizione civica delle regioni italiane</a>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/179/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/179/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/179/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/179/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/179/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/179/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/179/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/179/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/179/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/179/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/179/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/179/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/179/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/179/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=179&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">la cottura a legna del pane di matera</media:title>
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		<title>Craco: una città fantasma nel cuore della basilicata. La storia raccontata da due anziani che ancora ci vivono</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 11:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
				<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[abbandonate]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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		<description><![CDATA[Primo mito sfatato, tramite la proficua discussione, è che il terremoto del '80 non ha per niente aggravato i danni della frana del 1963. Il secondo mito da sfatare é che non c'è stata nessuna frana in quanto una frana per la sua immediatezza avrebbe dovuto portare a valle, in pochissimo tempo, tonnellate e tonnellate di terreno e mattoni. Pare che la vera causa sia stata piuttosto la mano umana, tramite la costruzione di un nuovo acquedotto che avrebbe dovuto distribuire la città vecchia di innocua e freschissima acqua. L'acquedotto fu costruito da parte di un amico dell'allora sindaco; ecco una bella chicca per i complottisti.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=149&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2010/08/27/craco-una-citta-fantasma-nel-cuore-della-basilicata-la-storia-raccontata-da-due-anziani-che-ancora-ci-vivono/#gallery-1-slideshow">Clicca per vedere la presentazione.</a>
<p>“N<em>on ha retto la modernità, anche se a noi piace pensare che l&#8217;ha rifiutata</em>” dice Rocco Papaleo nel suo film <em>Basilicata coast to coast</em></p>
<p>Incontrati dopo il tramonto, una coppia di anziani passeggiava lungo la strada che costeggia il vecchio paese. Con un pozzo di storia del genere bisogna parlarci per forza penso e decido quindi di fargli delle domande. I due anziani hanno modi molto diversi di reagire alla nostra invasione, quasi opposti, la donna esprime diffidenza dai suoi gesti. Con la sua posizione, mostrandoci le sue spalle, dimostra a noi curiosi ed impiccioni di voler svicolare la discussione il prima possibile. Suo marito di contro mostra tutta la sua rabbia lamentandosi per come all&#8217;epoca non sia stata affrontata al meglio la gestione della crisi che ha successivamente portato all&#8217;abbandono di Craco, che è culminato con  la costruzione del nuovo paese: Craco Peschiera.</p>
<p>Primo mito sfatato, tramite la proficua discussione, è che il terremoto del &#8217;80 non ha per niente aggravato i danni della frana del 1963. Il secondo mito da sfatare é che non c&#8217;è stata nessuna frana in quanto una frana per la sua immediatezza avrebbe dovuto portare a valle, in pochissimo tempo, tonnellate e tonnellate di terreno e mattoni. Pare che la vera causa sia stata piuttosto la mano umana, tramite la costruzione di un nuovo acquedotto che avrebbe dovuto distribuire la città vecchia di innocua e freschissima acqua. L&#8217;acquedotto fu costruito da parte di un amico dell&#8217;allora sindaco; ecco una bella chicca per i complottisti. A detta del nostro testimone privilegiato, questi lavori furono svolti in fretta e male, causando <span id="more-149"></span>numerose perdite che riversandosi nel terreno argilloso sottostante il paese e con l&#8217;aiuto dell&#8217;enorme pressione che un acquedotto può raggiungere, ha reso ognuna di queste perdita un pericoloso agente disgregante, che ha minato le radici dei palazzi del paese vecchio. L&#8217;acqua fresca ed innocua si è trasformata così in un nemico che destruttura la città dal basso.</p>
<p>Il paese quindi non è franato a valle in un attimo, piuttosto è collassato su se stesso per la progressiva mancanza di terra sotto le case di Craco; questo processo è stato lungo più di dieci anni. Il nostro interlocutore mostra adesso tutta la sua rabbia per la gestione frettolosa della crisi, dicendo che bastava chiudere le numerose perdite dell&#8217;acquedotto per evitare di dover abbandonare il paese. Mentre l&#8217;acqua faceva il suo lavoro di sgretolamento della collina argillosa, il fantasma dell&#8217;abbandono del paese si faceva sempre più forte nei cittadini, finché il sindaco non lo impose agli stessi con la costruzione del nuovo paese a valle. Un messaggio implicito ci arriva dall&#8217;anziano signore, forte e chiaro: una volontà precisa dell&#8217;amministrazione del periodo propense per la costruzione del nuovo paese allettata principalmente dal guadagno che per gli amici costruttori ha implicato (ed ecco una seconda chicca per i teorici del complotto).</p>
<p>Non sappiamo se all&#8217;epoca ci siano state indagini del pubblico ministero, o di chi per lui, o se si tratta solo di una versione dei fatti di parte, cioè raccontati da un uomo nostalgico e conservatore che non ha retto il passo svelto del progresso con i suoi enormi costi. A lasciare la prorpia casa l&#8217;anziano e la sua famiglia non ci hanno pensato minimamente, diversamente dalla maggior parte dei crachesi che invece si sono divisi tra l&#8217;andare in altri paesi vicini o contribuendo alla costruzione di Peschiera, se non attivamente almeno tramite la loro presenza. Ai cittadini fu data la possibilità di scelta tra l&#8217;avere la nuova casa a Peschiera, un paese costruito ex novo, o in un nuovo quartiere di Craco vecchia, costruito 300 metri più a valle.</p>
<p>Intanto mentre la signora continuava a chiedere con i gesti al marito di tornare a casa quiest&#8217;ultimo ci disse che tutti, secondo lui, avrebbero dovuto scegliere di restare. Nel nuovo quartiere, racconta, ci sono circa 40 persone, di cui 5 ragazzi; se è vero che non c&#8217;è futuro per loro a Craco, allora non ve ne è nemmeno per i giovani di Craco Peschiera, afferma. Il terremoto del 1980, dice con un sorriso sarcastico, ha lesionato le case nuove costruite in fretta nel paese nuovo, senza produrre danni ulteriori alle vecchie case.</p>
<p>La scelta che la coppia ha fatto, cioè di rimanere legati alla loro terra natia, forse un po&#8217; nostalgica, si esprime in tutta la sua emozionalità quando gli si chiede “<em>Che sensazioni hai quando passeggi lungo questa strada?</em>”. “<em>Qui c&#8217;era un medico, li un macellaio</em>” la risposta, mille ricordi saltano alla mente dell&#8217;uomo, un&#8217;emozione che sicuramente nel nuovo paese non si potrebbe vivere. La scelta fatta e che si ripete ogni giorno, è stata molto forte, pochi la farebbero, quasi nessuno la capisce. Ma per provare a comprenderla, basta solo passeggiare di sera, sotto i ruderi di cui è fatto il paese, alla luce dei pochi lampioni rimasti funzionanti, sotto la loro luce fioca, per respirare la sua anima ancora carica e viva. Il paese si intravede dal basso, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi misteri e i suoi silenzi, con la sua storia e la memoria della gente che la sua quotidianità ci ha speso.</p>
<p>Ci salutiamo; ci dice che avrebbe dovuto scrivere giorno per giorno quel che succedeva, a futura memoria. Mi piace pensare che parte della sua memoria è tra queste righe.</p>
<p>Sarei curioso di poter ascoltare la versione dei fatti degli anziani che invece andando a vivere a Peschiera scelsero un paese nuovo ma abitato dalle persone amiche da sempre, o la versione di chi ha scelto, inseguendo la fortuna in altre città, di abbandonare sia Craco che i crachesi. Possiamo però immaginare, ricordando che tutto è successo nel periodo del boom economico, che l&#8217;aumento del reddito e dei posti di lavoro fuori città, abbiano richiesto ai cittadini una capacità di spostamento che solo il possesso della macchina e la vicinanza ad una arteria stradale come la Basentana possono dare. L&#8217;aumento dell&#8217;uso della macchina ha caratterizzato tutto il boom economico di quegli anni, come i film della commedia all&#8217;italiana ci hanno mostrato, ed ha forse influito sul futuri del centro abitato. Progettare un paese con un parcheggio per ogni casa è stata la scelta. Sicuramente qualcuno altro andò a cercare fortuna nelle città maggiormente industrializzate, come Torino, Milano e Roma; flusso migratorio che il sud Italia di quel periodo ben conosce.</p>
<p>L&#8217;Italia è piena di città fantasma o semi disabitate, per il fenomeno che in sociologia è chiamato “<em>gentrificazione</em>” o desertificazione sociale. Ma se l&#8217;Italia ha una risorsa che non sia strettamente naturale, è quella dell&#8217;arte e dell&#8217;architettura, risorse che il turismo internazionale pare apprezzare molto. Infatti numerose amministrazioni locali hanno deciso di valorizzare queste risorse, sia per renderle meglio fruibili al turista, sia per far fruttare una risorsa altrimenti inutilizzata. Certo si sente puzza di business, specie se, ritornando a Craco, colui che vuole il ripristino della città abbandonata è il figlio di chi ha costruito l&#8217;acquedotto incriminato (con questa il complottista d.o.c. sarà appagato per bene). Arricchirsi sulle spalle di chi non ha la possibilità di scegliere perché in una situazione di crisi è deplorevole, come il caso recente degli Aquilani ci dimostra. Arricchirsi sia con la distruzione di un paese che con il suo recupero è sinistro ed inquietante.</p>
<p>Certo chi pensa con il culo dirà che è stato un complotto politico, chi pensa con lo stomaco dirà che odia chi non ha risolto la questione, chi pensa col cuore dirà che il figlio vuole recuperare gli errori del padre, chi invece pensa con la testa forse crederà che è un miscuglio di tutto ciò.</p>
<p>Oggi Craco vecchia è chiusa al pubblico, a differenze degli anni passati. Lo scenario all&#8217;interno è fantastico e surreale. Affacciandosi dalle finestre delle case diroccate, ci si accorge che non c&#8217;è collina più alta a perdita d&#8217;occhio: Craco è un monte adagiato su una immensa vallata dalla conformazione e dai colori lunari. Mentre passeggio nel paese vecchio, noto come alberi di fico e piante di menta e mentuccia romana si stiano lentamente rimpossessando del paese abbandonato. Molte buche cospargono le stradine, i crolli sono ovunque e la sensazione che si percepisce è di precarietà, ma sapendo dove mettere i piedi non c&#8217;è alcun rischio. Tutte le case sono aperte, non in tutte vale la pena entrare. La cattedrale è spettrale, c&#8217;è ancora l&#8217;altare; gli uccelli volano via al nostro ingresso. Uscire e tornare alla realtà è un passo che non avrei fatto, ma lo svanire della luce mi ha impedito di rimanere ancora, quindi lascio Craco e la sua aria surreale.</p>
<p>Fino all&#8217;anno scorso il parcheggio era gratis. Dai prossimi anni, ma già a partire da questo, il parcheggio sarà a pagamento e le visite saranno controllate e guidate e rese attive solo dopo che un minimo di sicurezza sarà garantita; il progetto si chiama “<em>percorsi in sicurezza</em>” e mira a consolidare quanto già esistente. Inoltre spettacoli teatrali verranno attivati nel monastero subito fuori il paese, ormai base dell&#8217;associazione che si cura del progetto di recupero. Partecipare alle iniziative promosse avrà il costo di 10€ a persona. Il tutto si inserisce in un filone nazionale e regionale di orientamento ad un&#8217;economia del turismo, risorsa importantissima dei luoghi italiani non industrializzati di massa. Il progetto mira a recuperare la città vecchia da una parte, rendendolo un introito per il comune dall&#8217;altra.</p>
<p>Un attimo prima di andar via dalla città abbandonata, per rabbonire la sete,  trovo un meraviglioso zampillo con tanto di vasca per gli animali. Noto, anche se con la poca luce della notte, che una perdita d&#8217;acqua schizzando in una direzione crea un solco di fianco la strada portando via una certa quantità di terra argillosa, così come molti anni prima è accaduto sotto le fondamenta del paese. Mi chiedo perciò se dagli errori si possa davvero imparare qualcosa. Le città abbandonate oltre a raccontarci molto di storia sociale e di architettura, ci parlano anche di errori umani che in futuro, si auspica, ci si potrebbe risparmiare.</p>
<p>it.wikipedia.org/wiki/Craco</p>
<p>it.wikipedia.org/wiki/Calanco</p>
<p>issuu.com/comunecraco</p>
<p>comune.craco.mt.it</p>
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		<title>L&#8217;affermazione &#8220;piove&#8221; contiene un paradosso</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 17:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendendo spunto dal paradosso di Achille e la tartaruga di Zenone&#8230;&#8230;&#8230; Se io dicessi “Piove” tutti sarebbero in grado di validare l&#8217;esattezza di questa affermazione semplicemente guardando in cielo dalla finestra, oppure alzando il volto verso il cielo per vedere se ci cade una goccia in faccia. Però tutti ricorderanno anche i momenti in cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=133&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendendo spunto dal paradosso di  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Achille_e_la_tartaruga" target="_blank">Achille e la tartaruga</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zenone_di_Elea" target="_blank">Zenone</a>&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2010/04/true-false-test-istock_000007389525xsmall.jpg"><img class="size-medium wp-image-140  alignleft" title="scegliere tra vero e falso" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2010/04/true-false-test-istock_000007389525xsmall.jpg?w=234&#038;h=155" alt="" width="234" height="155" /></a></p>
<p>Se io dicessi “Piove” tutti sarebbero in grado di validare l&#8217;esattezza di questa affermazione semplicemente guardando in cielo dalla finestra, oppure alzando il volto verso il cielo per vedere se ci cade una goccia in faccia. Però tutti ricorderanno anche i momenti in cui sta iniziando a piovere, in cui alcuni dicono che piove mentre altri dicono “Seee, ma che cavolo dici! Non piove”. Chi ha ragione in quei casi?</p>
<p>Chi è stato colpito dall&#8217;acqua ha ragione nell&#8217;affermare che piove, analogamente dice il vero chi non essendo stato colpito afferma che non piove. Quindi le frasi piove e non piove sono entrambe vere, senza dare la possibilità ai nostri amici di provare di aver effettivamente regione. Per fortuna verrà in soccorso dei nostri amici in contraddizione tra loro il meteo, che se migliorasse facendo tornare il sole darebbe ragione a chi afferma che “non piove”, mentre darebbe torto agli altri. Viceversa se si scatenasse un acquazzone, darebbe ragione allo schieramento opposto. In entrambi i casi il tempo  metterebbe tutti d&#8217;accordo una volta per tutte! (Accadesse più spesso, saremmo tutti in accordo, ma forse saremmo anche più annoiati). <span id="more-133"></span></p>
<p>Se pensassimo però che anche quando molti siano d&#8217;accordo sul fatto che “fuori piove” qualcuno potrebbe anche non esserlo, perché la pioggia anche se fitta lascerà sempre degli spazi vuoti tra una goccia e l&#8217;altra mentre cadono, cioè spazi in cui non piove in quello specifico momento. Una formica ad esempio, in quanto molto più piccola di noi potrebbe non essersi bagnata ancora durante la pioggia, quindi affermare che non piova, dicendo comunque il vero. Su questa linea, immaginando di aumentare di chilometri lo spazio tra una goccia d&#8217;acqua che cade ed un&#8217;altra, come in una grande città tipo Roma può accadere, allora forse potremmo dire che a Roma piove anche se sta piovendo dall&#8217;altra parte della città. Aumentando a dismisura tale distanza tra le gocce d&#8217;acqua che cadono allora potremmo dire sempre che piove, in quanto da qualche parte della terra probabilmente sta piovendo, anche se molto lontano. Certo messa così l&#8217;affermazione “non piove” sarebbe preoccupante in quanto vuol dire che non piove da nessuna parte&#8230;ma sarebbe comunque una situazione temporanea, in quanto se facessimo un procedimento analogo a quello appena fatto per il tempo  con lo spazio, cioè giocare con i sui intervalli di misurazione, ci renderemmo conto che potremmo dire sempre che piove. Quanto tempo passa tra il cadere di una goccia ed un&#8217;altra? Se misurassimo tra una goccia e l&#8217;altra pochi microsecondi allora probabilmente saremmo fradici in poco tempo se non fossimo riparati, mentre se tale tempo fosse di alcuni giorni saremmo asciutti più o meno a lungo a seconda di quanto saremmo grandi in termini di superficie occupata. Perché per una regione grande come tutta l&#8217;Europa affermare che su di lei non piova sarebbe impossibile.<a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2010/04/ist2_6711564-true-false-road-sign.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-141" title="prendere una direzione" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2010/04/ist2_6711564-true-false-road-sign.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a> In questo modo per qualsiasi spazio tempo, potremmo affermare sia che piove sia che non piove, sempre. Solo se definissimo spazio e e tempo perfettamente allora la realtà potrebbe corrispondere all&#8217;affermazione fatta&#8230;.ma sfido qualcuno a chiedere per telefono “piove a Matera considerando  come tempo mezzo secondo e come spazio un centimetro quadrato?”</p>
<p>Quindi le affermazioni piove e non piove sono entrambe vere, senza che ciò ci faccia cadere in mondo metafisico, in cui ogni contraddizione è possibile. Per il semplice fatto che abbiamo accettato una singola contraddizione non significa che le dobbiamo accettare tutte.</p>
<p>Risultato&#8230;.la frase “piove” è un paradosso! Facendo un ragionamento logico-filosofico ci si può però rendere conto che molte delle affermazioni che diciamo sono sia vere che false, questo perché ogni frase è un gioco di parole. Possiamo dire tutto ed il contrario di tutto per il fatto che significato e significante, anche se legati tra di loro da un codice artefatto, non sono mai perfettamente sovrapponibili. Il problema sta nel fatto stesso di usare un codice del linguaggio, che è paradossale nel momento stesso in cui viene usato. Quello che diciamo non è la verità, ma un vano tentativo di definirla.</p>
<p><a href="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2010/04/12862-true_false.jpg"><img class="size-medium wp-image-143 alignleft" title="autopercezione falsata?" src="http://apprendistastregone.files.wordpress.com/2010/04/12862-true_false.jpg?w=300&#038;h=176" alt="" width="300" height="176" /></a></p>
<p>Se tramite artifici logici è possibile fare questo discorso su concetti tangibili, come il fatto se piova a meno, pensate a quanto potremmo essere in disaccordo su concetti astratti, esisti cioè solo per l&#8217;uomo, come la giustizia, l&#8217;amore, l&#8217;amicizia.E&#8217; molto probabile avere pareri discordanti su di essi, come ogni uomo o donna, che abbia litigato sulla definizione della propria relazione, sa. Il problema filosofico delle definizioni diventa reale nel momento in cui diverse definizioni della stessa parola vengono a confronto. Certo è irrilevante per la vita quotidiana, sapere se piove o meno, o definire cos&#8217;è la giustizia &#8230;solo finché non se ne parla in parlamento però <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  Dico perciò, prendendo a metafora la pioggia, che la realtà e vera a macchia di leopardo, in cui le macchie nere sono vere, ed il mantello marrone è falso. Così come per qualcuno nel mondo adesso piove, mentre per altri no.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/133/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/133/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/133/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/133/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/133/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/133/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/133/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/133/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/133/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/133/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/133/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/133/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/133/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/133/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=133&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">autopercezione falsata?</media:title>
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		<title>Quanto costa guidare una macchina per tutta la vita</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 00:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono due tipi di costo che derivano da uno stile di vita basato sull&#8217;uso dell&#8217;automobile, uno che grava sul bilancio familiare in termini economici, ed un altro che si può esprimere in termini di rigidità del sistema economico più generale. Se una macchina che mediamente costa 15.000 €, che con un litro di benzina [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=119&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 189px"><img class=" " title="Semaforo pro traffico" src="http://www.goodexperience.com/broken/images/2007/04/06/traffic_lights.jpg" alt="samaforo del caos" width="179" height="239" /><p class="wp-caption-text">Questo semaforo però risolverebbe di sicuro la questione...</p></div>
<p><span style="font-family:Arial, sans-serif;">Ci sono due tipi di costo che derivano da uno stile di vita basato sull&#8217;uso dell&#8217;automobile, uno che grava sul bilancio familiare in termini economici, ed un altro che si può esprimere in termini di rigidità del sistema economico più generale.</span></p>
<p><span style="font-family:Arial, sans-serif;">Se una macchina che mediamente costa 15.000 €, che con un litro di benzina fa 14 km al litro, con un costo di 1,4€ al litro (prezzo tra l&#8217;altro in continuo aumento) costerà ad un automobilista medio, che fa circa 200mila km con un&#8217;automobile 20.000€ di sola benzina ogni 10 anni. Aggiungendo a queste cifre un&#8217;assicurazione di circa 500€ l&#8217;anno (nelle grandi città il costo aumenta notevolmente), ed un costo analogo di manutenzione (<span style="font-size:small;">intendendo con questo tutti i costi di gomme, olio, manutenzione meccanica, elettrauto, di carrozzeria, ecc) arriviamo ad una cifra complessiva di circa 45.000 € ogni 10 anni per automobile, volendo essere davvero buoni. Tralascio inoltre le spese dei vari pedaggi dell&#8217;autostrada. Se pensiamo che la macchina viene usata per circa 50 anni della propria vita, e che mediamente ogni famiglia possiede due macchine allora la cifra arriva alla somma di 450.000€ nell&#8217;arco della vita di ogni famiglia, cioè quasi mezzo milione di euro. Adesso io mi chiedo quale meravigliosa casa sia possibile comprare con questa astronomica cifra!!! Scarica questo file excel che calcola i dati che ho detto. <a title="File xls" href="http://www.box.net/shared/khp16g49hk" target="_blank">http://www.box.net/shared/khp16g49hk</a><span id="more-119"></span></span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 171px"><img class=" " title="Il traffico ci uniforma" src="http://dev.emcelettronica.com/files/u4169/traffic-jam.jpg" alt="" width="161" height="198" /><p class="wp-caption-text">Un giorno vivremo in macchina</p></div>
<p><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:small;">Il secondo costo è quello sociale, pagato cioè in termini di rigidità economica del sistema. Basti pensare a tutte le professioni che girano intorno all&#8217;automobile: meccanici, carrozzieri, elettrauti, gommisti, assicuratori. A livello macro poi vanno considerata strade, autostrade, parcheggi, fabbriche di automobili, estrazioni di petrolio ecc. Certo il lavoro è sacrosanto, ma un sistema economico che si basa su un solo prodotto è un sistema rigido, in quanto poco capace di adattarsi a delle possibili modifiche di mercato.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:small;">La cultura di riferimento che rende possibile tale celata rigidità è la cultura della proprietà privata del mezzo di trasporto, legata ad un&#8217;utopica libertà circa la possibilità di movimento indipendente. Ricordo che una libertà che costa più di una casa è una falsa libertà! Un sistema sociale che si faccia carico della mobilità potrebbe farlo in svariati modi, come produrre una rete di trasporti efficiente a livello di massa, e non individualisticamente. Lavoratori necessari a questa rete potrebbero essere usati reinserendo coloro che adesso lavorano intorno alle automobili (dal meccanico all&#8217;ingegnere che lavora per le autostrade).</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:small;">La sfida odierna della mobilità è questa, data l&#8217;imminente fine del petrolio. Una alternativa è di urgente attuazione. New York con la sua fittissima rete metropolitana è un esempio tangibile, una città in cui le macchine sono quasi assenti, quindi con un impatto ambientale minimo, sia per le emissioni che per la riduzione di metri quadri usati per il parcheggio delle macchine. Rafforzare le reti ferroviarie o aeree per i lunghi e medi spostamenti è una possibile strada. Siamo arrivati al dunque, cioè che ci vuole pianificazione ed investimento di energie non solo economiche, ma anche di pensiero per la progettazione e per il design di tali infrastrutture intorno ad un obbiettivo. Questa a mio vedere potrebbe essere già una riconversione di coloro adesso lavorano intorno all&#8217;automobile. Se si guarda non solo al domani, in senso letterario, ma se si guarda da qui a 10 anni si nota come investire in infrastrutture pubbliche è prioritario se si guarda ad un futuro che sia oltre il proprio naso.</span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/119/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/119/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/119/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=119&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Semaforo pro traffico</media:title>
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		<title>Psicologia della bestemmia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 23:33:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[::ATTENZIONE :: Dato che chi bestemmia spesso sta provocando allora non si potrà parlare di bestemmia senza provocare, quindi leggendo sperimenterai un leggero o forte fastidio a seconda di del tuo livello di bigottismo. Prendilo come un test! Accogli la provocazione facendoti il segno della croce Sarà strano da accettare ma noi italiani siamo artisti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=116&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>::ATTENZIONE :: Dato che chi bestemmia spesso sta provocando allora non si potrà parlare di bestemmia senza provocare, quindi leggendo sperimenterai un leggero o forte fastidio a seconda di del tuo livello di bigottismo. Prendilo come un test! Accogli la provocazione facendoti il segno della croce</p>
<p>Sarà strano da accettare ma noi italiani siamo artisti della bestemmia, delle piroette linguistiche tra il sacro ed il profano. Siamo degli artisti perché, oltre gli italiani e vagamente gli spagnoli, nessun altra cultura concepisce il significato di bestemmia.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2010/04/08/psicologia-della-bestemmia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/bl2zdY2y8Fs/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Se provate a dire &#8220;pig-good&#8221; ad un americano lui potrebbe rispondere tree-television&#8230;per loro è un mero accostamento di parole senza soluzione di continuità. Per dare senso a delle parole in fila bisogna avere in mente il concetto che le possa legare. C&#8217;è allora da chiedersi perché in italia siamo maestri dei voli pindalici dissacranti ed osannanti nello stesso tempo. Sarà la forte influenza della chiesa cattolica? Sicuramente si! Su questo non c&#8217;è dubbio, e ciò ci accomunerebbe agli spagnoli, che storicamente ha avuto una forte influenza della chiesa. Quindi la possiamo intendere come una forma di ribellione a tale potere. Ricordo come chi bestemmiava nel medioevo era sottoposto a crudeli torture da parte delle sacre istituzioni, quindi bestemmiare era, come ancora è, un modo per rischiare la propria credibilità sociale, specie se in situazioni formali. Infatti la parola bestemmia deriva dal greco antico blasphemìa, cioè &#8220;discorso ostraggioso&#8221;, composto dai verbi blaptein, &#8220;offendere&#8221;, &#8220;danneggiare&#8221;, e phemi, &#8220;parlare&#8221;. Quindi chi bestemmia viola volontariamente un potere istituito senza competenze.</p>
<p>Ma tralasciando la domanda “perché” credo sia interessante pensare al &#8220;cosa&#8221;<span id="more-116"></span>siano le bestemmie. Pensiamo un attimo all&#8217;accostamento delle parole “porco” e “dio” (senza offesa per i suini)&#8230;come potrebbero due parole così diverse, una innominabile e divina, essere accostata al nome di un animale dalle fattezze certamente non sacre, tra l&#8217;altro destinato al macello. Questa è ovviamente un modo per provocare una reazione, magari sgradevole, in colui chi ascolta, specie se bigotto e perbenista. Va detto che se si lasciasse esprimere al maiale le sue doti affettive emergerebbe che ha una certa sensibilità, , a detta di chi li alleva, non inferiore a quella di animali domestici come il cane e il gatto.</p>
<p>La bestemmia tramite l&#8217;accostamento di parole discordanti è una forma di provocazione per coloro che stabiliscono che tale accostamento è immondo e blasfemo. Quindi ci sono dei criteri morali che il bestemmiatore pare conoscere bene, per utilizzarli per i propri fini provocatori. Uno degli assunti che la bestemmia permette di violare sono l&#8217;antropomorfismo di dio, secondo il quale egli ci abbia creati a propria immagine e somiglianza. Associare ai nomi delle divinità parole come ad esempio “cane”, “majale” o “merda” stravolge questo concetto. Parliamo dunque di antinomia, cioè di una frase che crea una regola e la viola contemporaneamente, cioè una frase che contiene un paradosso per la logica al suo interno. La logica classica, con il suo principio di NON contraddizione, non può afferrarne il senso senza passare per il disgusto.</p>
<p>Pensiamo alle parole come dio è gesù, pare che siano buone di per sé, cioè che posseggano l&#8217;amore al proprio interno e che rifuggano il male. La passione che lasciano trapelare non accetta contraddizioni, sono mono-direzionali, in linea con il buonismo della religione cattolica. Tale concezione spesso sfocia nell&#8217;idea che le espressioni verbali debbano dare un certo tono a colui che parla, rispettando certe regole del buon costume. Di contro con le azioni ed i fatti e i gesti possiamo essere “malvagi”, compiendo quello che in gergo vengono chiamati “peccati”, proponendo una scissione tra mente e corpo insanabile e soprattutto deleteria per la salute. Il senso di colpa ha le sue radici proprio in questa scissione. Se quindi da un parte la bestemmia lascia chi ascolta in una rete impossibile da sbrogliare con gli strumenti della logica classica, dall&#8217;atra questi accostamenti apparentemente in contraddizione, non contemplano al proprio interno una scissione tra bene e male, tra parola ed azione, e tra divino e blasfemo. La bestemmia accetta al suo interno un&#8217;immagine divina non totalmente buona n&#8217;è totalmente cattiva, lasciando che la contraddizione domini l&#8217;universo simbolico di quella singola frase. Lasciando quindi alle spalle una concezione antropomorfa e buonista di dio, spostandoci cioè più verso le religioni antiche (come nel vecchio testamento, in cui dio non era certamente buono e giusto), si può dire che la bestemmia possiede al suo interno molti dei moderni paradossi irrisolti della logica e dell&#8217;uomo stesso, cosa che la chiesa cattolica non fa più dalla caduta dell&#8217;impero romano.</p>
<p>link utili:</p>
<p><a href="http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090830003739AAwyrZF" target="_blank">Approccio positivista alla bestemmia</a> su answers.yahoo</p>
<p><a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Bestemmia" target="_blank">nonenciclopedia sulla bestemmia</a>. merita davvero!</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HxLITGnKwNU" target="_blank">un noto bestemmiatore</a> veneto della tv su youtube</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/116/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=116&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cosa sono i flash mob</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 01:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apprendistastregone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Flashmob= Flash (breve) + Mob (moltitudine), quindi una moltitudine di persone che compie un'azione per un periodo di tempo molto breve; ma anche se l'esperienza è breve è molto intensa<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=109&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://apprendistastregone.wordpress.com/2010/01/15/cosa-sono-i-flash-mob/"><img src="http://img.youtube.com/vi/D6PLSZ9liIU/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:small;"><a title="Flash mob su wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flash_mob">Flashmob</a>= Flash (breve) + Mob (moltitudine), quindi una moltitudine di persone che compie un&#8217;azione per un periodo di tempo molto breve; ma anche se l&#8217;esperienza è breve è molto intensa! In pratica ci si incontra, spesso tra sconosciuti, ad un orario preciso ed un luogo preciso e si compiono azioni definite prima tramite internet, violando il più possibile il senso comune. Un gesto del genere in primo luogo è possibile solo grazie ad internet, strumento di comunicazione potentissimo. Un esempio? In una piazza, nel bel mezzo di una innocente passeggiata, migliaia di persone con molta nonchalance, restano ferme simultaneamente per un minuto, come congelati&#8230;..Pensate ai passanti che assistono a questa violazione del senso&#8230;potrebbero pensare di star sognando, o che il mondo sia impazzito! Altri esempi possono essere il ballare in massa una musica che non esiste in una biblioteca, o ancora pregare tipo musulmani intorno ad una statua senza alcun valore religioso o suonare chitarre ad aria&#8230;ed il tutto per pochi minuti. Il record di partecipanti a questi flash mob è di circa 4000 persone, che a Londra nel 2007 hanno ballato per due ore in una metro, ognuno con la proprio musica nelle orecchie. Questo fenomeno sociale è diventato famoso apparendo su tutti i telegiornali del mondo dopo la morte di <a title="Video su questa cosa" href="http://www.youtube.com/watch?v=je1KOcBYGjM">michael jackson</a>, in quanto molti sui fan hanno organizzato dei balli-tributo in famose piazze di capitali del mondo. Anche alcuni marchi di abbigliamento hanno organizzato eventi simili per scopi pubblicitari. Ma questi “eventi” non sono dei veri flash mob in quanto sono una deviazione dello spirito originario.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:small;">Ma il nonsense ha un senso eccome&#8230;e questo senso è la base del dadaismo (genitore della pop art). Criticare il senso comune, e le regole sociali è un concetto di derivazione anarchica, ed in quanto tale ha senso eccome! <span id="more-109"></span>Già perché il significato non sempre è connesso al significante, e ciò disorienta in maggior misura. Cioè il dare per scontate alcune cose, come il legame tra luogo e azione consona al luogo, cioè il pensare ad esempio che in metro si debba andare di fretta, o che in biblioteca si debba stare in silenzio e fermi, è la base delle regole sociali, che il dadaismo criticava attraverso il non senso militante ed anarchico. <span style="font-size:small;">Chi si trova ad assistere a questi fenomeni sociali si ritrova completamente di stucco, proprio per l&#8217;impossibilità di poter attribuire a quel gesto un senso! E&#8217; come se chi guardasse venisse catapultato in un mondo in cui il senso comune svanisce, e l&#8217;assenza di regole sociali toglie la terra sotto i piedi alle persone, a partire dai più razionali, scivolando nel baratro dell&#8217;assurdo! Scardinare queste certezze è il compito del dadaismo e dei sui derivati, come il flash mob. Mettere a nudo i meccanismi con i quali quotidianamente creiamo false certezze è un valore! Quindi si può dire che i flash mob sono arte dadaista in mano alle masse (ricordo che il movimenti di avanguardia arrivano alle masse dopo decine e decine di anni), che ne hanno capito il concetto sottostante e legato forse al concetto di atto poetico marinettiano&#8230;</span></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:small;">Per i romani volenterosi e dadaisti il prossimo flash mob è in piazza del popolo il 13 febbraio For plus info clik <a title="Abbiamo peccato! Flash mob " href="http://www.facebook.com/event.php?eid=202087026897&amp;ref=ts" target="_blank">here</a></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:small;">PS c&#8217;è chi dice che anche il tautologismo è un nonsense&#8230;ricordo che il <a title="Tautologia su wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tautologia">tautologismo</a> è un concetto che può essere verificato solo quando assunto come vero, ed in quanto tale è considerato violento. Tutti almeno un po&#8217; usiamo il tautologismo per avvalorare le nostre tesi nelle discussioni&#8230;.ergo le discussioni non hanno senso, quindi quello che diciamo e sciviamo non ha senso, quindi anche quello che avete appena letto non ha senso!! ma questo forse si era già capito.</span></span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/109/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/109/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/109/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=109&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Internet per gli utenti mac osx della sapienza. Wireless e dintorni</title>
		<link>http://apprendistastregone.wordpress.com/2009/10/10/internet-per-gli-utenti-mac-osx-della-sapienza-wireless-e-dintorni/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 15:42:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Biagi]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Collegarsi a internet tramite il wireless della sapienza con un apple mac osx in 10 (anzi 11) semplici passi<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=104&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;">Poveri utenti mac osx della sapienza. Wireless e dintorni</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">C&#8217;è stato un inconveniente tecnico e l&#8217;intervallo è durato quasi 2 anni. C&#8217;eravamo persi di vista. C&#8217;era intorno a me la nebbia della “politica” e qualcuno ci soffiava dentro (scusate se cito Enzo Biagi come se fosse acqua!). Comunque scherzi a parte ho messo un po&#8217; da parte il blog così come molte altri smanettamenti a cui prima ero affezionato. Ma sto guarendo dal disinteresse a dalla svogliatezza. Quindi questo articolo è dalle poche pretese, ma può tornare utile a molti.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Io come molti universitari (e quindi anche docenti e ricercatori), hanno bisogno di connettersi a internet con il wireless della università la Sapienza di Roma&#8230;..<span id="more-104"></span> Con windows spesso si hanno difficoltà, almeno alla prima connessione, ma dopo fila liscio. Idem con mac, solo che la prima connessione può diventare un parto. Scrivo perciò per facilitare le cose a chi può avere lo stesso problema in futuro, sempre se google vi faccia arrivare a questa pagina.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">1 Uscire da safari e/o da altri programmi per navigare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">2 Per connettersi alla wireless col  mac attivare la airport. Cliccare sulle preferenze di sistema l&#8217;icona network.</p>
<p style="margin-bottom:0;">3 Dal menù a sinistra scegliere air-port. Se è attiva disattivarla, con il pulsante “Disattiva AirPort”</p>
<p style="margin-bottom:0;">4 Chi ha impostato una password di sistema, bisogna sbloccare la modificabilità delle impostazioni cliccando in basso a sinistra sul lucchetto, e digitare la password.</p>
<p style="margin-bottom:0;">5 Cliccare sul pulsante “avanzate” in basso a destra. Dalla nuova finestra aperta  andare alla scheda proxy in alto a destra.</p>
<p style="margin-bottom:0;">6 Assicurati che sulla prima scheda, di nome “AirPort” sia selezionato la rete giusta (in genere si chiama “sapienza”).</p>
<p style="margin-bottom:0;">7 Nel menù a sinistra attivare le prime tre: “Proxy FTP”, “Proxy web” e “Proxy web sicuro” (se non puoi modificare queste impostazioni vuol dire che non hai sbloccato come al passo 3). Uscire da questa finestra cliccando in basso a destra il pulsante “ok”.</p>
<p style="margin-bottom:0;">8 Adesso clicca sul pulsante in basso “applica” e poi in alto “Attiva AirPort”.</p>
<p style="margin-bottom:0;">9 Aprire safari (or mozilla if you like, i like too) ed andare all&#8217;indirizzo:</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="LEFT"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><a href="https://wifigw.uniroma1.it/login.pl?action=paint;source=10.1.18.40;destination=http%3A%2F%2Fsapienzawireless.uniroma1.it%2F%3F;r=jg53n5H4690">https://wifigw.uniroma1.it/login.pl?action=paint;source=10.1.18.40;destination=http%3A%2F%2Fsapienzawireless.uniroma1.it%2F%3F;r=jg53n5H4690</a></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">oppure</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://sapienzawireless.uniroma1.it/">http://sapienzawireless.uniroma1.it</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">10 Inserisci i dati di infostud a destra&#8230;&#8230;</p>
<p style="margin-bottom:0;">11 enjoy <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/apprendistastregone.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/apprendistastregone.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/apprendistastregone.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/apprendistastregone.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/apprendistastregone.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/apprendistastregone.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/apprendistastregone.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/apprendistastregone.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/apprendistastregone.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/apprendistastregone.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/apprendistastregone.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/apprendistastregone.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/apprendistastregone.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/apprendistastregone.wordpress.com/104/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=apprendistastregone.wordpress.com&amp;blog=2035335&amp;post=104&amp;subd=apprendistastregone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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