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“Non ha retto la modernità, anche se a noi piace pensare che l’ha rifiutata” dice Rocco Papaleo nel suo film Basilicata coast to coast
Incontrati dopo il tramonto, una coppia di anziani passeggiava lungo la strada che costeggia il vecchio paese. Con un pozzo di storia del genere bisogna parlarci per forza penso e decido quindi di fargli delle domande. I due anziani hanno modi molto diversi di reagire alla nostra invasione, quasi opposti, la donna esprime diffidenza dai suoi gesti. Con la sua posizione, mostrandoci le sue spalle, dimostra a noi curiosi ed impiccioni di voler svicolare la discussione il prima possibile. Suo marito di contro mostra tutta la sua rabbia lamentandosi per come all’epoca non sia stata affrontata al meglio la gestione della crisi che ha successivamente portato all’abbandono di Craco, che è culminato con la costruzione del nuovo paese: Craco Peschiera.
Primo mito sfatato, tramite la proficua discussione, è che il terremoto del ’80 non ha per niente aggravato i danni della frana del 1963. Il secondo mito da sfatare é che non c’è stata nessuna frana in quanto una frana per la sua immediatezza avrebbe dovuto portare a valle, in pochissimo tempo, tonnellate e tonnellate di terreno e mattoni. Pare che la vera causa sia stata piuttosto la mano umana, tramite la costruzione di un nuovo acquedotto che avrebbe dovuto distribuire la città vecchia di innocua e freschissima acqua. L’acquedotto fu costruito da parte di un amico dell’allora sindaco; ecco una bella chicca per i complottisti. A detta del nostro testimone privilegiato, questi lavori furono svolti in fretta e male, causando numerose perdite che riversandosi nel terreno argilloso sottostante il paese e con l’aiuto dell’enorme pressione che un acquedotto può raggiungere, ha reso ognuna di queste perdita un pericoloso agente disgregante, che ha minato le radici dei palazzi del paese vecchio. L’acqua fresca ed innocua si è trasformata così in un nemico che destruttura la città dal basso.
Il paese quindi non è franato a valle in un attimo, piuttosto è collassato su se stesso per la progressiva mancanza di terra sotto le case di Craco; questo processo è stato lungo più di dieci anni. Il nostro interlocutore mostra adesso tutta la sua rabbia per la gestione frettolosa della crisi, dicendo che bastava chiudere le numerose perdite dell’acquedotto per evitare di dover abbandonare il paese. Mentre l’acqua faceva il suo lavoro di sgretolamento della collina argillosa, il fantasma dell’abbandono del paese si faceva sempre più forte nei cittadini, finché il sindaco non lo impose agli stessi con la costruzione del nuovo paese a valle. Un messaggio implicito ci arriva dall’anziano signore, forte e chiaro: una volontà precisa dell’amministrazione del periodo propense per la costruzione del nuovo paese allettata principalmente dal guadagno che per gli amici costruttori ha implicato (ed ecco una seconda chicca per i teorici del complotto).
Non sappiamo se all’epoca ci siano state indagini del pubblico ministero, o di chi per lui, o se si tratta solo di una versione dei fatti di parte, cioè raccontati da un uomo nostalgico e conservatore che non ha retto il passo svelto del progresso con i suoi enormi costi. A lasciare la prorpia casa l’anziano e la sua famiglia non ci hanno pensato minimamente, diversamente dalla maggior parte dei crachesi che invece si sono divisi tra l’andare in altri paesi vicini o contribuendo alla costruzione di Peschiera, se non attivamente almeno tramite la loro presenza. Ai cittadini fu data la possibilità di scelta tra l’avere la nuova casa a Peschiera, un paese costruito ex novo, o in un nuovo quartiere di Craco vecchia, costruito 300 metri più a valle.
Intanto mentre la signora continuava a chiedere con i gesti al marito di tornare a casa quiest’ultimo ci disse che tutti, secondo lui, avrebbero dovuto scegliere di restare. Nel nuovo quartiere, racconta, ci sono circa 40 persone, di cui 5 ragazzi; se è vero che non c’è futuro per loro a Craco, allora non ve ne è nemmeno per i giovani di Craco Peschiera, afferma. Il terremoto del 1980, dice con un sorriso sarcastico, ha lesionato le case nuove costruite in fretta nel paese nuovo, senza produrre danni ulteriori alle vecchie case.
La scelta che la coppia ha fatto, cioè di rimanere legati alla loro terra natia, forse un po’ nostalgica, si esprime in tutta la sua emozionalità quando gli si chiede “Che sensazioni hai quando passeggi lungo questa strada?”. “Qui c’era un medico, li un macellaio” la risposta, mille ricordi saltano alla mente dell’uomo, un’emozione che sicuramente nel nuovo paese non si potrebbe vivere. La scelta fatta e che si ripete ogni giorno, è stata molto forte, pochi la farebbero, quasi nessuno la capisce. Ma per provare a comprenderla, basta solo passeggiare di sera, sotto i ruderi di cui è fatto il paese, alla luce dei pochi lampioni rimasti funzionanti, sotto la loro luce fioca, per respirare la sua anima ancora carica e viva. Il paese si intravede dal basso, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi misteri e i suoi silenzi, con la sua storia e la memoria della gente che la sua quotidianità ci ha speso.
Ci salutiamo; ci dice che avrebbe dovuto scrivere giorno per giorno quel che succedeva, a futura memoria. Mi piace pensare che parte della sua memoria è tra queste righe.
Sarei curioso di poter ascoltare la versione dei fatti degli anziani che invece andando a vivere a Peschiera scelsero un paese nuovo ma abitato dalle persone amiche da sempre, o la versione di chi ha scelto, inseguendo la fortuna in altre città, di abbandonare sia Craco che i crachesi. Possiamo però immaginare, ricordando che tutto è successo nel periodo del boom economico, che l’aumento del reddito e dei posti di lavoro fuori città, abbiano richiesto ai cittadini una capacità di spostamento che solo il possesso della macchina e la vicinanza ad una arteria stradale come la Basentana possono dare. L’aumento dell’uso della macchina ha caratterizzato tutto il boom economico di quegli anni, come i film della commedia all’italiana ci hanno mostrato, ed ha forse influito sul futuri del centro abitato. Progettare un paese con un parcheggio per ogni casa è stata la scelta. Sicuramente qualcuno altro andò a cercare fortuna nelle città maggiormente industrializzate, come Torino, Milano e Roma; flusso migratorio che il sud Italia di quel periodo ben conosce.
L’Italia è piena di città fantasma o semi disabitate, per il fenomeno che in sociologia è chiamato “gentrificazione” o desertificazione sociale. Ma se l’Italia ha una risorsa che non sia strettamente naturale, è quella dell’arte e dell’architettura, risorse che il turismo internazionale pare apprezzare molto. Infatti numerose amministrazioni locali hanno deciso di valorizzare queste risorse, sia per renderle meglio fruibili al turista, sia per far fruttare una risorsa altrimenti inutilizzata. Certo si sente puzza di business, specie se, ritornando a Craco, colui che vuole il ripristino della città abbandonata è il figlio di chi ha costruito l’acquedotto incriminato (con questa il complottista d.o.c. sarà appagato per bene). Arricchirsi sulle spalle di chi non ha la possibilità di scegliere perché in una situazione di crisi è deplorevole, come il caso recente degli Aquilani ci dimostra. Arricchirsi sia con la distruzione di un paese che con il suo recupero è sinistro ed inquietante.
Certo chi pensa con il culo dirà che è stato un complotto politico, chi pensa con lo stomaco dirà che odia chi non ha risolto la questione, chi pensa col cuore dirà che il figlio vuole recuperare gli errori del padre, chi invece pensa con la testa forse crederà che è un miscuglio di tutto ciò.
Oggi Craco vecchia è chiusa al pubblico, a differenze degli anni passati. Lo scenario all’interno è fantastico e surreale. Affacciandosi dalle finestre delle case diroccate, ci si accorge che non c’è collina più alta a perdita d’occhio: Craco è un monte adagiato su una immensa vallata dalla conformazione e dai colori lunari. Mentre passeggio nel paese vecchio, noto come alberi di fico e piante di menta e mentuccia romana si stiano lentamente rimpossessando del paese abbandonato. Molte buche cospargono le stradine, i crolli sono ovunque e la sensazione che si percepisce è di precarietà, ma sapendo dove mettere i piedi non c’è alcun rischio. Tutte le case sono aperte, non in tutte vale la pena entrare. La cattedrale è spettrale, c’è ancora l’altare; gli uccelli volano via al nostro ingresso. Uscire e tornare alla realtà è un passo che non avrei fatto, ma lo svanire della luce mi ha impedito di rimanere ancora, quindi lascio Craco e la sua aria surreale.
Fino all’anno scorso il parcheggio era gratis. Dai prossimi anni, ma già a partire da questo, il parcheggio sarà a pagamento e le visite saranno controllate e guidate e rese attive solo dopo che un minimo di sicurezza sarà garantita; il progetto si chiama “percorsi in sicurezza” e mira a consolidare quanto già esistente. Inoltre spettacoli teatrali verranno attivati nel monastero subito fuori il paese, ormai base dell’associazione che si cura del progetto di recupero. Partecipare alle iniziative promosse avrà il costo di 10€ a persona. Il tutto si inserisce in un filone nazionale e regionale di orientamento ad un’economia del turismo, risorsa importantissima dei luoghi italiani non industrializzati di massa. Il progetto mira a recuperare la città vecchia da una parte, rendendolo un introito per il comune dall’altra.
Un attimo prima di andar via dalla città abbandonata, per rabbonire la sete, trovo un meraviglioso zampillo con tanto di vasca per gli animali. Noto, anche se con la poca luce della notte, che una perdita d’acqua schizzando in una direzione crea un solco di fianco la strada portando via una certa quantità di terra argillosa, così come molti anni prima è accaduto sotto le fondamenta del paese. Mi chiedo perciò se dagli errori si possa davvero imparare qualcosa. Le città abbandonate oltre a raccontarci molto di storia sociale e di architettura, ci parlano anche di errori umani che in futuro, si auspica, ci si potrebbe risparmiare.
it.wikipedia.org/wiki/Craco
it.wikipedia.org/wiki/Calanco
issuu.com/comunecraco
comune.craco.mt.it
Filed under: basilicata, storia Messo il tag: | abbandonate, architettura, basilicata, città, craco, papaleo, recupero, rocco, storia


E’ bellissimo, Nicola! Ci sono capitata per caso…e sicuramente la testimonianza del signore è passata in modo meraviglioso attraverso i tuoi occhi e nelle tue parole. Le foto di Craco, dei paesaggi, di quelle case diroccate tologno il fiato.
Le foto non le ho fatte io..infatti sono fatte bene
Si il paese è assurdo e anche la sua storia. Mi ha colpito il racconto dei vecchietti abbastanza da doverlo scrivere.
anke se mette i brividi…..è una cittadina stupenda……ogni volta ke attraverso la bellissima basilicata…..qualcosa mi dice di passare per CRACO……ogni volta un’emozione diversa……!!!